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12/07/2010
I Falò sulle colline di Cesare Pavese

Mercoledì 4 - Venerdì 13 agosto 2010
Il Comune di Santo Stefano Belbo e la Fondazione Cesare Pavese, nell’ambito del Pavese Festival, celebrano il 4 agosto di ogni anno la tradizione dei falò sulle colline, con una serata interamente dedicata alla rievocazione di quest’antica tradizione contadina e alle tematiche più rappresentative della Luna e i falò.
Il 4 agosto 2010, nel decennale del Pavese Festival e a sessant’anni dalla scomparsa dello scrittore, tutte le Colline di Cesare Pavese saranno idealmente unite dal fuoco dei falò in un progetto sviluppato dal Comune di Santo Stefano Belbo, dalla Fondazione Cesare Pavese in collaborazione con il Parco Culturale Piemonte Paesaggio Umano e la Regione Piemonte, cui partecipa il Comune di Canelli, tutti comuni della Comunità delle Colline tra Langa e Monferrato (Calosso, Canelli, Castagnole Lanze, Coazzolo, Costigliole d’Asti, Mosca, Montegrosso e San Marzano Oliveto) ed inoltre i Comuni di Cassinasco, Castelnuovo Calcea, Cossano Belbo, Loazzolo, Nizza Monferrato e Rocchetta Palafea. Il 4 agosto 2010, infatti, quando il Comune di Santo Stefano accenderà i suoi falò, tutti questi comuni accenderanno decine e decine di falò nei punti più panoramici per solennizzare l’inizio della manifestazione “I falò sulle colline di Cesare Pavese”.
La manifestazione continuerà fino al 13 Agosto con numerose iniziative: concerti, letture pavesiane, recite, balli, feste, camminate notturne, degustazioni di vini e prodotti del territorio.
Il tutto sarà unito dal fuoco della tradizione e dalla “Luna e i falò” il romanzo più famoso di Cesare Pavese che verrà letto a tappe nel corso delle diverse serate.
La scelta di accendere i “falò” non è causale o legata ad una semplice manifestazione folkloristica, ma ha un significato più profondo e legato alla cultura contadina.
Da sempre il fuoco rappresenta un qualcosa di magico e di soprannaturale per la sua forza, per la sua vitalità, per la sua luce e per il calore che esso è capace di sprigionare.
Legato ai riti per la fecondità della terra, al susseguirsi delle stagioni, a momenti di festa il fuoco rappresenta la nascita ad una vita più ricca e feconda.
Cesare Pavese ne “La Luna e i Falò” identifica una situazione contadina in cui la superstizione si presenta come un modo di conoscere le cose, da cui discende un modo di credere al reale. Sia per il suo valore esistenziale, sia per le sue aporie e contraddizioni, sia per il suo narrare dei riti di sangue, è possibile rintracciare nel romanzo elementi “comuni” con la più antica tradizione letteraria.
In Pavese il falò subisce una sua trasfigurazione lirica in quanto diviene punto di legame tra il presente e il passato è il falò che da bambino vedeva accendere dai contadini delle langhe per attirare le piogge e rendere, con le rimanenti ceneri, più fertile la terra, generatrice di nuovi frutti; ma è anche il falò che diede morte alle vite e alle idee dei giovani della Resistenza.
C’è uno stesso filo a legare le vittime umane delle società primitive, l’olocausto dei bambini nelle religioni di tipo solari, le catacombe dei greci e dei Romani, l’ uso celtico di bruciare gli animali viventi come serpenti, gatti, galli nel sacrificio druidico della primavera, il rogo “delle streghe” medioevali. Questo filo non si spezza neppure quando successivamente sacrifici “fittizi” prendono il posto di quelli viventi, dunque il concetto non muta per quel che riguarda il “fantoccio” di Carnevale, la “pupattola” della Quaresima, il rogo “della Strega” nell’ Europa Settentrionale…
Il fuoco appare nelle manifestazioni di tutte le religioni, è testimone di immortalità.

Ballare e consumare cibi e bevande attorno al fuoco acceso è costume antico, si affidano al fuoco l’abbondanza del raccolto, il benessere degli uomini e degli animali, il compito di scongiurare gli incendi, i tuoni, i lampi e i malefici.
Il fuoco ha sempre avuto doppia valenza negativa e purificatrice come strumento per allontanare il male, positiva e simulatrice per mimare i benefici del sole.
Per molti “La Luna e i falò” è il vero testamento spirituale di Pavese, più ancora del suo diario (“Il mestiere di vivere”). In questo romanzo Pavese vive nella sua fantasia il ritorno al proprio paese, Santo Stefano Belbo, già dal titolo Pavese richiama il mito della terra, anche in senso antropologico, da studioso di etnologia, verso le credenze popolari contadine delle Langhe.
La vicenda de “La luna e io falò” è ambientata in un’area geografica abbastanza ristretta, al confine tra Santo Stefano Belbo e Canelli, tra la collina dei Robini (Gaminella) dove si trova il casotto del padrino, la piana del Belbo dove c’è la Mora e la collina del Salto dove c’è la falegnameria di Nuto.
La collina di Gaminella è una delle due facce dell’Universo de “La luna e i falò”, circondata da un alone di mistero.
“…Vedevo Gaminella in faccia, cha a quella altezza sembrava ancora più grossa, una collina come un pianeta, e di qui si distinguevano pianori, albereti, stradine che non avevo mai visto..”
A sessant’anni dalla scomparsa di Cesare Pavese tutto il territorio vuole rievocare la memoria di questo grande scrittore attraverso l’accensione dei falò cercando di far rivivere nella lettura di brani estrapolati dal romanzo “La luna e i falò” le stesse emozioni che Pavese provava quando ammirava con i suoi occhi le nostre preziose colline.

PER INFO:
Fondazione Cesare Pavese P.za Confraternita, uno – 12058 Santo Stefano Belbo (CN) Tel. 0141/1849000 - 843730 – 840894, info@fondazionecesarepavese.it
Iat ufficio d’informazione e accoglienza turistica del Comune di Canelli, della Comunità della Colline tra Langhe e Monferrato e della Comunità Montana Langa Astigiana - Via G.B. Giuliani, 29 14053 Canelli (AT) tel. 0141.822640. cell. 340.7681390
Ufficio Turismo Comune di Costigliole d’Asti Tel. +39.0141.961850 www.langamonferrato.it.


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