• La struttura.

La struttura

La Fondazione Cesare Pavese ha sede a Santo Stefano Belbo in Piazza Confraternita, 1 ed è un ente senza scopi di lucro. Ha diritto di godimento, a titolo di comodato, ai sensi degli articoli 1803 e seguenti del Codice Civile, dell’immobile, di proprietà del Comune di Santo Stefano Belbo, sito in Piazza Confraternita a Santo Stefano Belbo, comprendente i locali della ex Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo ed adiacente locale videoteca al piano terreno, cinque vani e servizi al piano primo e due vani accessori e servizi al piano secondo.
Per quel che riguarda il primo piano, si ha una divisione tripartita delle opere esposte.

Nella sala convegni è infatti esposta una mostra di disegni di Ernesto Treccani, artista milanese che ha dedicato a “La luna e i falò” una serie di cinque grandi tele (200 cm x300 cm) custodite nella Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo; in questa sala sono esposti gli schizzi preparatori per le cinque tele, donati anch’essi dall’artista al Comune di Santo Stefano Belbo, uno di questi quadri porta ancora i segni dell’alluvione del 1994 a imperitura memoria di quell’infausto evento.

Nella sala accanto troviamo una mostra fotografica di Mario Dondero, fotoreporter milanese, che ha dedicato all’opera e ai luoghi del suo autore preferito una serie di scatti che ripercorrono tutta la storia dello scrittore: da Santo Stefano a Torino, da Brancaleone Calabro fino a Serralunga di Crea e a Casale Monferrato. Un viaggio nel bianco e nero, secondo lo stile artistico del fotografo, verso i luoghi, i volti, la gente, verso le Langhe, verso Cesare Pavese.

Nella sala convegni sono inoltre custoditi numerosi volumi di critica pavesiana, articoli di giornale dall’inizio del ‘900 ai giorni nostri, tesi di laurea, saggi apparsi su riviste e pubblicazioni varie, tutti catalogati e fruibili da studiosi, studenti, semplici lettori. Nell’altra sala invece trovano spazio le traduzione delle opere di Cesare Pavese provenienti da tutto il mondo, anch’esse catalogate e suddivise per lingue.

Su questo piano vi è anche il Museo pavesiano, una raccolta di libri appartenuti allo scrittore e facenti parte della sua biblioteca, alcune prime edizioni autografe delle sue opere, varie traduzioni sempre in prima edizione, copie di manoscritti, le sue due pipe, la penna, ma soprattutto la copia originale dei Dialoghi con Leucò su cui lo scrittore ha vergato l’ultima frase prima di morire: “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.” Questo libro fu gravemente danneggiato nell’alluvione del 1994 (la vecchia sede del Centro Studi venne totalmente invasa dalle acque), poi venne mandato a Roma, all’Istituto Centrale per la Patologia del Libro, dove grazie alle più moderne tecniche, venne ripulito da tutto il fango e completamente recuperato.

Il valore di questo volume è immenso e averlo recuperato significa aver strappato all’oblio della memoria una parte importante della storia dello scrittore e delle sue opere.

L’ultimo piano della Fondazione Cesare Pavese è adibito a foresteria per studenti e studiosi provenienti da tutte le parti del mondo.