Premio Pavese Scuole – Ana Groppo

Con questo testo, ispirato al dialogo “L’isola”, Ana Groppo ha vinto il Premio Pavese Scuole 2021.

Pubblichiamo Uno scambio epistolare tra Cuore e Ragione, il testo vincitore della seconda edizione del Premio Pavese Scuole, inaugurato lo scorso anno in occasione del Premio Pavese per avvicinare i giovani allo scrittore e promuovere la lettura delle sue opere in chiave personale. L’autrice è Ana Groppo, studentessa della classe 5AL del Liceo Scientifico Galileo Galilei di Nizza Monferrato (AT), cui vanno i nostri complimenti.

Esiste forse un’epoca storica spensierata? Le storie di vita di anni, secoli, millenni fa sono le storie di oggi. Nessun essere umano ha mai trovato certezze né futuro. Uno sbarco su un’isola-prigione non è diverso dall’inizio di una pandemia che sconvolge la psiche. Ogigia è la quiete forzata. Ma tutti andiamo avanti, perché sederci a contemplare la vita avrebbe ancora meno valore dell’incedere alla cieca nel tempo. Noi siamo Odisseo, nel cuore e nella ragione.

Uno scambio epistolare tra Cuore e Ragione

qualche giorno di qualche mese, 7 anni dallo sbarco

Cara Ragione,

Mi vedo costretto a chiederti nuovamente la data della partenza a causa della tua mancata risposta. Non vuoi forse partire anche tu? Cosa ci trattiene? Quello che io vedo di Ogigia lo vedo filtrato da te e forse è più bella di ciò che credo, ma non mi importa. Non mi interessa ciò che passa dagli occhi, ma ciò che giunge a me, scariche di vita che mi fanno dondolare dolcemente dentro questo petto angusto. E dondolandomi non ho mai puntato più in alto verso la felicità come feci – e come desidero fare- ad Itaca.

Ti prego rispondimi,
Cuore

(data precisa), anno 7°

Compagno,

Quale sfortunato evento non aver potuto mirare il Sole tingere l’acqua di arancio, come se avesse trafitto il telo delle onde spumose con una lama di luce. Una brezza dolce carezzava la fronte e disfaceva le nuvole, come se il Cielo desiderasse rimembrarmi l’assenza di confini, un deserto viola e spoglio fino all’orizzonte. Mi addolora che tu non riesca a comprendere. Ti sei rivolto a quest’isola come ad una prigione, ma quale prigione potrà mai essere in confronto alla vita, quale malattia la ricerca della gloria. Ogigia mi ha curata e io non voglio che la malattia mi colpisca ancora. Come mi sento leggera, ora che nulla occupa il mio futuro, vuoto come questo orizzonte, spazzato via come una nuvola. Una dolce brezza mi ha liberato dalle catene della vita e della morte, non mi curerò più né dell’una né dell’altra. Attendo che anche il passato sgombri il cielo, lasciandolo terso come una lacrima di gioia. Non c’è nulla da vedere tra le onde del mare, ma c’è tutto da ammirare qui a Ogigia.

Ragione

un giorno lontanissimo dallo sbarco

Cara Ragione,

E tu pensi che tutto termini all’orizzonte? Non ricordi più le terre su cui hai fatto poggiare i piedi? Non ricordi più quella grande città che hai dato in pasto all’ira e alle fiamme? Basta un delicato soffio di vento ad estinguere un ricordo? Se vedessi quanto sono vuote le mie emozioni su quest’isola, il tuo orizzonte non varrà più nulla.

Ti prego partiamo,
Cuore

(data precisa), 7 anni dallo sbarco

Cara Ragione,

Non ho più avuto tue notizie e temo di averti offeso. Spero tu sappia che non era mia intenzione, ma mi sento inascoltato. Sto fosse troppo sotto di te? Comunichiamo con le lettere, ma se non rispondi… Perdonami. Sai che mi è impossibile trattenere ciò che sento; al contrario tuo, non ho curve contorte e angoli nascosti. Lasciami ricominciare la lettera da qui. Durante questa settimana ho ascoltato, ho sentito i polmoni gonfiarsi di quella tua brezza calda che tanto hai lodato, ho sentito la colonna piegarsi molte volte, forse per cogliere fiori perché il petto si è riempito di un dolce profumo mieloso. E questo si è ripetuto ogni giorno, aria e miele, aria e miele. Poi ho provato a pensare, come te; mi sono chiesto a lungo che cosa ti piacesse di Ogigia e che il resto del mondo non possedesse. Credo di averlo capito. Non può essere l’idea dell’ignoto a spaventarti, non sarebbe coerente con ciò che siamo stati fino ad ora, perché per noi l’ignoto è sempre stato il luogo delle esperienze, capaci di accrescere la tua conoscenza e di riempire me di nuove emozioni. Ma una vita, per quanto ricca di eventi, per quanto coraggiosa, ha una fine. Sei mortale, siamo mortali. La tua conoscenza non potrà crescere sconfinata. Io ho già accettato il fatto che nessuna emozione duri per sempre. Ma va bene così. La mortalità è già di per sé un’esperienza. Ti chiedo soltanto se davvero desideri esistere su questa sabbia che io mi immagino tanto piatta, tra queste piante sempre uguali, con l’anima di una dea che sa di vecchio, che è stata svuotata quando il suo passato e il suo futuro decisero di andarsene. Ci sarà sempre un’emozione che vorrò vivere e un qualcosa che tu vorrai conoscere. Non so quando le conquisteremo, ma la morte ci assegna il periodo. Vale la pena inseguire ciò che si desidera, per terra e per mare. Agiamo, perché la quiete è solo della morte.

Il tuo mortale Cuore

* * *

Le onde che lambiscono Itaca suonano nella mia memoria come rintocchi funebri. Vuoi la mia approvazione sulle tue parole? Va bene, non posso negartela. Ma ti chiedo di rispondere a questa domanda: quale valore ha un’azione che termina? Prendi il vento: spira e spira, forte e piano, sempre. Disperde la vita sulle terre, modella le onde e le vele che fanno viaggiare le navi. L’azione del vento è immortale e varrà per sempre. Non può non esistere senza lasciare un vuoto dietro di sé. Come puoi non renderti conto che la gloria che abbiamo sempre cercato nasceva dal nostro folle desiderio di restare nelle memorie? Ma sono memorie mortali, destinate a morire quanto noi. Qui sono qualcuno, per una dea che non avrà fine, che ogni istante apprezzerà la mia azione senza fine. Non voglio andarmene e vedere le mie orme sopraffatte dalle onde. Qui a Ogigia la mia azione sarà senza fine, nessuno dovrà ricordarmi e rinchiudermi nel passato perché io sarò sempre presente. E il mio futuro non andrà oltre l’attimo.

La tua ormai immortale Ragione

* * *

Cara Ragione,

Hai già dimenticato la data? Non ti aspettare la mia resa. Forse il mare di Itaca non splende d’arancio, ma il Sole non dimentica nessuna isola. Come il tempo. Siamo mortali, Ragione, non credere che ad Ogigia il tempo non avrà valore. Appassirai, come Calipso, senza interessi e desideri. E un uomo muore quando non ha più desideri, un uomo muore quando smette di muoversi. Temi tanto la morte? Eccola che già ti prende, già non vuoi più vivere. Partiamo, facciamoci inseguire ancora un po’ dalla morte e poi lasceremo che ci colga. Forse sapremo di miele come i tuoi fiori. Che cosa importa se qualcuno ci dimenticherà, noi non ci dimenticheremo. Un’emozione e una conoscenza sono per sempre e non voglio riempirmi di piante e brezze. Voglio udire il riso di Penelope, bruciare per il vero amore. Non voglio il vento anonimo di Ogigia, ma quel dolce canto che sa solo Itaca.

Cuore

* * *

Caro Cuore,

In questo mese non ti è giunta mia risposta perché non sono più in grado di formularne una. Mai mi ero persa tra i miei labirinti e ora distinguo a malapena il cielo dal mare. Solo il movimento delle onde ancora mi aiuta, che mi ricorda tanto il tuo dondolare. Non so più dove collocare certi eventi, se l’anno scorso o un istante fa. Credi sia questo morire? Non sapere più niente? Morire è andarsene dal mondo, e sento che mi sta accadendo proprio questo. Ma non sto ascendendo verso gli dei. La sabbia mi risucchia, come il gorgo di una clessidra. E nella parte bassa chiusa dal vetro il tempo piove senza valore. Aiutami Cuore, ho perso il significato, l’ho smarrito tra le onde di Ogigia. Non so più quel che desidero, non so più dov’è ciò che desidero.

* * *

Cara Ragione,

Quel che desideri lo so io, o meglio, so che non è su Ogigia. Vuoi vivere? Devi sapere che la vita non esiste nell’immortalità. Vuoi essere felice? La felicità non è fissa, passa nelle cose, e se la inseguiamo forse passerà anche attraverso di noi. Non hai perso il significato della vita: non lo hai mai posseduto. Gli uomini si rendono conto d’improvviso di non avere niente al di fuori delle proprie esperienze, e in quanto a questo, nessuno è più ricco di noi; chiamami avido se vuoi, ma senza esperienze non si può vivere, e l’immortalità è come una falce che pareggia i fili d’erba e taglia i capi dei fiori. Tutto quello che abbiamo accumulato, tutto quel che abbiamo seminato nel campo della nostra vita verrà divorato da Ogigia, nascosto da Calipso nelle sue viscere. E nulla avrà più valore, né il canto di Itaca, né il riso di Penelope.

settimo ed ultimo anno

Caro Cuore,

Ho riflettuto a lungo sulle tue parole. Una nuova alba sta tingendo il mare di un nuovo arancio e solo oggi non vedo il taglio di una lama di luce, ma una strada che corre fino all’orizzonte e sicuramente oltre. La brezza mi spinge da dietro le spalle e i miei polmoni fanno da vela. Ora ho a noia l’immortalità e provo pena per Calipso. Sarà da sola in questo pozzo nel tempo. Ma io non posso aiutarla perché devo compiere un sacrificio più grande: morirò per dimostrare che so cos’è la vita. Proprio mentre ti scrivo già il piede abbandona la sabbia secca e piatta. Il corpo va dove io e te vogliamo, anche se tu sei sempre andato. Ora neanche il corpo dimorerà a Ogigia. Vivremo delle nostre azioni e delle cose del mondo. Solo da morti contempleremo la vita, o ce ne dimenticheremo. Ma forse tutto questo lo sai già. Mi sembra di udirti dondolare, pieno di vita.

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