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Premio Pavese Scuole – Martina Zingaretti

Con questo testo, ispirato al dialogo “L’isola”, Martina Zingaretti si è classificata terza al Premio Pavese Scuole 2021.

Pubblichiamo Peter Pan, il testo che si è aggiudicato il terzo posto al Premio Pavese Scuole, inaugurato lo scorso anno in occasione del Premio Pavese per avvicinare i giovani allo scrittore e promuovere la lettura delle sue opere in chiave personale. L’autrice è Martina Zingaretti, studentessa della classe 3L del Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Jesi, cui vanno i nostri complimenti.

Il sole era caldo e luminoso quella mattina. L’acqua intorno all’isola era trasparente e risplendeva, piena di vita. Nella laguna le sirene nuotavano allegre ridendo tra di loro. Il bosco era silenzioso, non si sentiva neanche una fata. Nella casa sull’albero i bambini sperduti stavano ancora dormendo. Peter si era appena alzato e stava assaporando la calma mattutina prima che l’isola prendesse vita. Trilli gli si accostò di fianco, i due si scambiarono uno sguardo d’intesa e presero subito il volo. La mattina amavano nascondersi dietro le nuvole e osservare il risveglio dei pirati: come, nonostante il sole fosse sorto da poco, loro stessero già attaccati alle bottiglie di rum, il rumore irregolare dei loro passi sul legno della barca, le chiacchiere volgari durante la colazione e le loro risate assordanti. Capitan Uncino non era lì con loro e l’atmosfera in sua mancanza era molto più serena. Quelle scene a Peter ricordavano chi fosse il cattivo e chi invece era sottomesso a quell’uomo patetico. 

Nel mentre i bambini sperduti si stavano stiracchiando e scendevano dai loro letti. Svegli da pochi minuti si avviarono lentamente verso il tavolo fuori, tra chi si strofinava gli occhi con la speranza di riuscire a svegliarsi, chi stava decidendo cosa immaginare da mangiare per colazione, chi ancora dormiva con la testa appoggiata sulla spalla dell’amico di fianco. Si prospettava una normale tipica giornata all’Isola Che Non C’è. 

Tornato Peter, i ragazzi iniziarono a giocare spensierati, godendosi la bellissima e calda giornata. Orsetto, il bambino sperduto più piccolo, era appoggiato all’albero con una mela rossa in testa, Gemello 1, uno dei bambini più selvaggi e combinaguai del gruppo, si stava preparando a lanciare la freccia puntando al frutto. Nello stesso istante in cui la lasciò scoccare, Peter lo spaventò da dietro deviando la traiettoria della freccia che si perse nel bosco. 

«Vado io!» urlò Peter sopra le lamentele dei bambini. Loro ricominciarono a giocare, mentre il ragazzo si avviava verso la boscaglia. «Ma dove è finita?» disse tra sé e sé spostando le foglie con una mano. Continuò a camminare spostando foglie e arbusti per vedere meglio, fino a quando: «Ehy Peter». Alzò lo sguardo e vide Wendy. Peter si tirò su di scatto, ricomponendosi. «Sto cercando una freccia, l’hai vista per caso?» domandò. «No, però posso aiutarti a cercarla se vuoi» si propose la ragazza «Sì, grazie». 

I due si incamminarono e i primi minuti furono di puro silenzio e imbarazzo. «Wendy» sussurrò il ragazzo incerto. «Sì, Peter?» rispose la ragazza, continuando a guardare tra i rami degli alberi «Perché vuoi tornare a casa?». La domanda era uscita con dolore dalla bocca di Peter che si teneva dentro questo interrogativo da molto. «Perché bisogna. Bisogna stare con la propria famiglia, io, John e Michael ci stiamo dimenticando dei nostri genitori e non va affatto bene» la ragazza passò lo sguardo su Peter che, invece, continuava a tenerlo basso. «Ma tu hai noi qui, noi siamo la tua famiglia, sei la mamma dei bambini sperduti» rispose con un tono sconsolato. «I bambini hanno già la loro famiglia che li aspetta, solo che non se lo ricordano, hanno già una mamma. Poi bisogna crescere, pensare al futuro» quelle parole lo ferirono più del dovuto. 

«No, guardami come vivo bene, io non crescerò mai, vivrò sempre nel presente, sono immortale» disse cambiando tono e gonfiando il petto per confermare ciò che aveva appena detto. «Io non sono immortale. Mi piace immaginare il futuro, come potrei essere da grande, come potrebbero essere i miei bambini, come sarebbe la mia casa. E amo anche ricordare, vivere nei ricordi, e qui mi ritrovo spesso a rimuginare sul passato. Adoro questo posto, non mi fraintendere, ma il bellissimo sorriso di mia madre quando ci mette a letto, o le risate delle mie compagne di scuola, persino vedere mio padre leggere davanti al fuoco, mi mancano.» 

Wendy aveva iniziato un discorso così serio e sconosciuto a Peter, lui non poteva capire perché non aveva mai avuto una famiglia. «Quindi qui con noi stai male». Era ferito dalle parole della ragazza. «Per niente, anzi. Ci sono momenti che ho vissuto qui che mi porterò sempre nel cuore, momenti che faranno parte di quei ricordi che sfoglierò con nostalgia e gioia. CI sono momenti sull’isola che vorrei durassero per sempre, come quella volta che abbiamo volato insieme di notte. Ma altri che vorrei terminassero subito portandosi via la malinconia con cui li ho vissuti» a Wendy tremava la voce. «Qua viviamo continuamente avventure, combattiamo contro i pirati, voliamo nel cielo, nuotiamo con le sirene e passiamo le giornate tra le fate, senza responsabilità, obblighi, solo divertimento. Cosa si può volere di più dalla vita?» continuò Peter Pan esprimendo a voce alta i suoi pensieri. 

«Vivere qui in un certo senso è come vivere in una scatola. Non crescere, non affrontare difficoltà, non scontrarsi con la propria mente e il proprio pensiero equivale a esistere, vivere è tutt’altra cosa». Il concetto di Wendy mostrava ancora di più agli occhi del ragazzo innamorato quanto lei appartenesse al mondo fuori, quanto fossero lontani. «Pensare in continuazione ai nostri problemi ci fa solo deprimere di più, non li risolve e ci fa solo stare male» rispose Peter dando un calcio a un ramo che gli intralciava la strada. «Talvolta la mente può essere un luogo così colorato e florido, altre volte può essere arido e desolato» osservò la ragazza. 

«Meglio uscire con gli amici» esclamò noncurante l’altro. «Dipende, qualche volta uscire di casa non equivale a spegnere i pensieri, uscire dalla propria testa può essere visto sia come una salvezza quando si hanno dei pensieri brutti, che come un rischio quando invece la situazione all’esterno è nettamente peggiore di quella con sé stessi». La riflessione di Wendy questa volta fu percepita da Peter che decise di lasciarsi andare. «Qualche periodo sembra buio e infinito e le persone si comportano come se non fossero mai state felici in vita loro, altri periodi sono così luminosi che li si consuma al massimo, facendoli terminare subito». 

La ragazza lo guardò sorridendo, per la prima volta aveva tolto quella corazza da bambino intoccabile. «La vita è un po’ come la Norvegia» esclamò lei. «Cioè?» chiese lui non conoscendo quel posto. «Per un certo periodo di tempo è sempre giorno, per un altro periodo di tempo sempre notte, e la gente si comporta di conseguenza». «In che senso si comporta di conseguenza?» continuò a domandare il ragazzo confuso. «Nel periodo dove la luce domina, la Norvegia si trasforma nell’Isola Che Non C’è. Le persone sono condizionate dalla luce che migliora il loro stato mentale e umore, rendendole inconsapevolmente felici e gioiose, innamorate della vita e ancorate a quel luminoso presente. Invece il periodo di completa notte risveglia in tutti un animo buio come il cielo, la notte è come se ricordasse alla gente le fatiche della vita e cancellasse i momenti di gioia. Il presente è quindi per tutti negativo e si aspetta con ansia il ritorno del Sole, che prospetta un futuro più roseo». Il ragazzo rimase stupito dalla risposta di Wendy. «Guarda Peter, la freccia». Wendy corse a raccogliere l’oggetto tanto cercato mentre Peter la guardava con quegli occhi innamorati e consapevoli.

Commento dell’autrice

Del dialogo di Cesare Pavese mi ha colpito il modo in cui tratta due visioni così diverse della vita: quella di Odisseo, speranzosa e volta al futuro, e quella di Calipso, che sembra essersi arresa al presente. Mi ha colpita la definizione che ha dato alla parola ‘immortale’, innovativa e stupefacente. Ho deciso di ambientarlo nel cartone Disney di Peter Pan perché rispecchiava molto bene il tema del vivere nel presente, dove questo bambino diventa immortale decidendo di non crescere. Inoltre è un film che mi sta molto a cuore.
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