Premio Pavese 2022: i vincitori

In vista della cerimonia di sabato 5 novembre, sono stati annunciati oggi, durante il Pavese Festival, i vincitori del Premio Pavese 2022.

Sono Norman Gobetti (traduzione), Iperborea (editoria), Gavino Ledda (poesia), Ludovica Maconi e Mirko Volpi (saggistica) e Michele Mari (narrativa) i vincitori dell’edizione 2022 del Premio Pavese. Ad annunciarli, nell’ultima giornata santostefanese del Pavese Festival, Alberto Sinigaglia, presidente della giuria del Premio Pavese e del Comitato scientifico della Fondazione Cesare Pavese, qui ritratto con il direttore della Fondazione Cesare Pavese, Pierluigi Vaccaneo, nel momento della proclamazione (foto di Chiara Sacchetto).

I vincitori riceveranno il premio e terranno il discorso di accettazione sabato 5 novembre 2022 in occasione della cerimonia che si svolgerà dalle 15 a Santo Stefano Belbo nella chiesa sconsacrata dei SS. Giacomo e Cristoforo. Nella stessa cornice si terrà l’assegnazione del Premio Pavese Scuole ai tre migliori elaborati tra quelli presentati dalle studentesse e dagli studenti partecipanti al bando di prossima uscita.

La giuria che ogni anno assegna collegialmente il premio per ciascuna sezione è composta da Gian Arturo Ferrari (figura di rilievo dell’editoria italiana), Giulia Boringhieri (traduttrice, storica dell’editoria, figlia di Paolo Boringhieri che fu amico e collega di Pavese all’Einaudi), Chiara Fenoglio (docente, saggista, giornalista), Claudio Marazzini (presidente dell’Accademia della Crusca), Carlo Ossola (filologo e critico letterario), Pierluigi Vaccaneo.

Intento del Premio è riconoscere quelle personalità che, in linea con l’attitudine pavesiana, si sono distinte nel corso degli anni per dedizione, meticolosità, innovazione nei rispettivi ambiti di attività.

Anche quest’anno, il premio ai vincitori sarà offerto dalla cantina I Vignaioli di Santo Stefano Belbo, di proprietà delle Cantine Ceretto e della famiglia Scavino: una bottiglia di Moscato d’Asti DOCG per ogni domenica dell’anno, 52 bottiglie per celebrare, oltre al Premio Pavese, anche la nuova annata del vino più importante di Santo Stefano Belbo. Altro consueto protagonista della giornata di premiazione, il tartufo d’Alba, offerto dall’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, unitamente a uno degli oggetti di design realizzati annualmente in occasione della Fiera Internazionale del tartufo bianco d’Alba.

Il programma dettagliato delle giornate di sabato 5 e domenica 6 novembre verrà diffuso nelle prossime settimane. L’ingresso è libero su prenotazione fino a esaurimento posti. Le prenotazioni saranno aperte da domenica 23 ottobre sulla pagina Eventbrite della Fondazione Cesare Pavese.

I vincitori del Premio Pavese 2022

Il Premio Pavese 2022 per la traduzione va a Norman Gobetti, che traduce in maniera professionale ed esclusiva dal 1997 e la cui ultima fatica è la traduzione della mastodontica biografia di Philip Roth, pubblicata da Einaudi, di cui è ormai la voce italiana. “Traduttore-cartografo, avanza per primo nel territorio per aprire a sé e agli altri una strada sicura. Mappa il terreno, notando le trappole e le piste false; non ha paura delle sabbie mobili e dei picchi dove l’aria è più rarefatta. Legge il territorio del suo autore, della sua autrice, e avanza. Talvolta c’è un duro lavoro di disboscamento da fare, talvolta meno. Non scappa, non divaga, e soprattutto non altera il paesaggio, camminando leggero”.

La casa editrice Iperborea, specializzata nella letteratura del Nord Europa, vince invece il Premio Pavese 2022 per l’editoria. Fondata nel 1987 da Emilia Lodigiani, oggi affiancata dal figlio Pietro Biancardi, Iperborea “è forse l’esempio più netto e perentorio di che cosa l’editoria italiana volgarmente detta di nicchia possa conseguire”. Fin da subito guidata da idee chiarissime e mete precise, seppur difficoltose, in trentacinque anni di attività è riuscita non solo nella “rilevazione puntuale dei confini di un nuovo continente, ma [nella] vera e propria scoperta che a quei confini geografici corrisponde uno stile intellettuale – e, perché non dirlo, spirituale – inconfondibile e definito”.

Per la sezione poesia, introdotta lo scorso anno, il Premio Pavese 2022 è stato assegnato a Gavino Ledda, “come Cesare Pavese autore di un poema tellurico e cosmogonico, erede nella materiata asprezza, e sorgiva forza, di quegli esseri che hanno «un sentore muschioso di bestia e di pipa»”. Avviato sin da piccolo alla vita di pastore, Ledda consegue la licenza elementare, da privatista, nella matura adolescenza e, sempre da privatista, quella media durante il servizio militare. Dopo il diploma al liceo classico e la laurea in Glottologia, diventa assistente di Filologia romanza e Linguistica sarda a Cagliari. “La lingua di Gavino Ledda è ‘falce’, ben arrotata, che taglia le zizzanie del mondo nella cadenza eterna della fatica e del ritmo che la adempie”. Una lingua in cui “l’impasto di nome e cosa vibra ancora […] del mot originario, “motto-parola” e motte– zolla, che smotta e si strappa alla crosta”.

Anche quest’anno è collettiva la vittoria del Premio Pavese per la saggistica. A riceverlo è infatti il duo Ludovica Maconi – Mirko Volpi, autori del volume, edito da Carocci, Antichi documenti dei volgari italiani, “i più antichi segni affioranti, sopravvissuti quasi per caso, di una lingua destinata a diventare grande”. Dai graffiti alle annotazioni notarili alle postille apposte su codici, pareti di edifici religiosi, pavimenti di chiese oggi distrutte, i due giovani studiosi hanno intrapreso “un’inchiesta in sospeso tra archeologia, storia dell’arte, archivistica, paleografia” realizzando una “rigorosa e affascinante sintesi, corredata di tavole fotografiche e di analisi linguistiche, che ci conduce in uno spazio oscuro e misterioso, alle origini delle parlate italiane”.

Infine, il Premio Pavese 2022 per la narrativa, che quest’anno va a Michele Mari, “maestro di una lingua in cui tutto è possibile” e di una letteratura la cui essenza è la mescolanza tra “ironia e fantascientifico, horror e grottesco, gusto per la riscrittura e per la rielaborazione memoriale, mimesi e pastiche, narrazione e saggio”. Tra le ragioni di questa assegnazione “il doppio, il ripiegamento solitario in un universo popolato di miti infantili e cosmici, la tragica necessità di abitare la casa della letteratura come un panopticon da cui osservare le pulsioni più cupe della natura umana, la forma (il manierismo) quale via per dare esistenza all’uomo”.

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