Storie da Ademterre

Con questo testo, ispirato ai temi del romanzo La luna e i falò, Eduardo Simia si è classificato terzo al Premio Pavese Scuole.

Pubblichiamo Storie da Ademterre1, uno dei cinque testi ad essersi aggiudicati a pari merito il terzo posto della prima edizione del Premio Pavese Scuole, inaugurato quest’anno in occasione del Premio Pavese per avvicinare i giovani allo scrittore e promuovere la lettura delle sue opere in chiave personale. L’autore è Eduardo Simia, studente della classe 4A del Liceo Classico G. B. Vico di Napoli, a cui vanno i nostri complimenti.

Parte 1 – Giocare a fare Dio

Molti millenni addietro, antecedentemente l’invenzione di giorno e notte e prima che gli uccelli imparassero a volare, nell’universo alternativo di Bā-All2, gli 8 esseri supremi annunciarono una riunione nella grande sala dell’assemblea celestiale, al fine di decidere le sorti di quello che sarebbe poi diventato il mondo abitato dai profani. La sala era situata in un punto dell’universo non conosciuto dai mortali, poiché impercettibile a ogni senso e irraggiungibile da qualsiasi distanza, difatti, c’erano due sole modalità per arrivare all’atrio degli dei senza essere un’entità divina: la prima, seppur decisamente improbabile, sembrava essere quella più veloce, ovvero, farsi raccomandare da un membro del gran consiglio universale. La seconda opzione, invece, per quanto più fattibile, richiedeva un tempo assai maggiore, infatti, per poter accedere al salone divino senza scorciatoie e gesti sleali, era necessario diventare o appartenere a una delle seguenti 5 categorie capo: gli Hokuto3, cioè, coloro che nascono dall’unione tra una delle 8 grandi divinità e un essere terreno, status non acquisibile

Durante la gran riunione, gli 8 esseri supremi, il signore del sole e della creazione, Jaru, la cui immagine era quella di un cervo di luce alto 10 metri, Katinngan, la divinità della luna e della distruzione, che agiva sotto forma di uno snello ibrido tra capra e umano, il padre eterno, nonché imperatore e genitore di tutti gli dei, il nume dell’equilibrio, Yggjiaosil, che presentandosi in figura di una grossa serpe baffuta e alata, preservava il giusto bilanciamento tra le forze divine, la madre delle entità universali e moglie di Yggjiaosil, la dea della vita Zikhan, colei che vigeva sulle nascite degli esseri viventi e si rivelava come una grossa orsa, seguono poi Tanasios, Tori-Kong, Namshen e Saagour, rispettivamente, la sovrana dei demoni e dell’aldilà, il capo dei cieli, la dea dirigente della natura e la divinità guardiana delle vite terrestri, che si palesavano, la prima, come una grande larva violacea dal capo di donna, il tutore dei cieli come un enorme aquila dal piumato bianco e azzurrino, la protettrice della natura era una possente quercia antropomorfa e per ultimo, ma non ultimo, il protettore degli esseri viventi, un canide dalla folta pelliccia bianca e dai vispi occhietti marrone scuro. Durante la riunione riguardante il pianeta principale, di morfologia simile alla nostra terra, denominato “Limgwang”4 e dopo aver constatato le forme di vita che l’avrebbero abitato e l’equilibrio tra le specie, nacque una discussione: la natura del dibattito, fu specificamente relativa la conformazione dell’astro in questione, questa polemica fece così nascere 2 fazioni tra i grandi fratelli, la prima fazione, formata da Jaru, Saagour e Namshen desiderava che il corpo celeste protagonista della disputa, diventasse un luogo di pace e benessere per chi lo abitasse, argomentando che con un mondo vivibile, le creature avrebbero potuto evolversi più facilmente e felicemente, ribattendo poi, che la proposta dei fratelli oscuri, sarebbe stata una tortura eterna per le entità mortali. D’altro canto però, la fazione d’opposizione in cui si schierarono Katinngan, Tori-Kong e Tanasios, contestarono l’argomento dei fratelli, poiché credevano che con un pianeta difficilmente sviluppabile, gli uomini non avrebbero avuto motivo e modo per diventare pigri, come invece, sarebbe potuto accadere con il piano opposto. Spinti dalla voglia di provare giuste le loro ragioni, sotto gli occhi delusi e amareggiati dei genitori Yggjiaosil e Zikhan, i 6 fecero una scommessa, avrebbero fatto diventare Limgwang un luogo governato sia dal bene che dal male e per rappresentare i due principi di creazione, avrebbero fatto nascere sulla terra 2 prescelti, uno rappresentante il sole, nominato “l’angelo di luce” e l’altro a rappresentanza della luna, “il folle”, il primo dei due che avesse raggiunto la cima del monte Sirhocha, avrebbe portato Limgwang alle rispettive fazioni.

1 Ademterre: la nazione dei nostri protagonisti
2 Bā-All: il nome dell’universo alternativo, il nome è formato dal pinyin dell’ideogramma “八” e “All”, cioè,
tutti gli 8, in riferimento alle entità divine

3 Hokuto: Semidei
4 Limgwang: il pianeta in cui è ambientata la storia

Parte 2 – La scommessa

Sono passati miliardi di anni dalla nascita di Limgwang, gli dei sembrano aver deciso di gettare finalmente sul pianeta le loro pedine: “È arrivato il momento, Katinngan” disse Jaru, allora Katinngan ribatté: “Perché mai così serio? Alla fine, sono solo belve.” Ma poi, Saagour, con voce tuonante rimproverò la chimera: “Sei un tale insensibile! Come puoi essere così ripugnante verso le tue stesse creazioni?!

Aspetta che lo venga a sapere nostro padr…” però, venne interrotto da Katinngan che con un secco gesto di silenzio, punto lo scarno dito verso la porta d’ingresso, suggerendo che qualcuno stesse arrivando, era Yggjiaosil, che in preda a una crisi isterica ordinò: “adesso basta!” che continuò: “insomma, vi decidete a darvi una mossa o no? Fortuna vostra che sia stanco, altrimenti avrei fermato questa buffonata già tempo prima.” esclamò l’imperatore divino, dopodiché, così fu, le fazioni lanciarono la pedina nell’impero di “Ademterre”, recitando: “ Affidiamo il nostro credo a te, angelo lucente, spiega le ali e innalzati verso un futuro splendente!” mentre il trio della luna simulò un momento di rispetto nei confronti degli avversari, annunciando: “Ti seguiremo lungo tutto il tuo cammino, inquietante folle, insegna agli uomini il valore del duro lavoro!”

Parte 3 – Gli amici della Natura

Chelee è un giovane ragazzo di campagna residente nell’Ademterre, specificamente, nella provincia del Grünhao5 nelle campagne del villaggio di Floween6, e grazie alla sua vita nel verde, ha sviluppato un’innata passione per la natura, che, oltre ad essere un hobby, per lui, è anche un modo per passare del tempo con suo fratello maggiore, Kahael. Infatti, ogni pomeriggio, i due si recano nel lago Anedro vicino casa per raccogliere sassi, dipingere animali e, quando il tempo permette, farsi un bagno rinfrescante nelle acque limpide e dolci del bacino d’acqua. Una calda notte d’estate, dopo aver offerto un pasto all’altare della dea Namshen, Kahael sente bussare insistentemente alla porta, così, nonostante l’orario, si mette le sue infradito di foglie Zaha7, e con molta flemma, apre la porta. Dietro la porta si presenta un uomo ben vestito con giacca, cravatta, camicia bianchissima, pantaloni nuovissimi, monocolo, capelli laccati e una costosissima e altrettanto pesante, valigia in puro oro, che, tutto sommato, avrebbe potuto comodamente posare nel Marbach8 con cui è arrivato. “Buonasera, lei è?” chiede con curiosità Kahael, “Monsieur Sebastian Zi Hansamu.” Risponde l’uomo con una dizione impeccabile, “Oh, buonasera signor Zi Hansamu, il mio nome è Kahael Xingzhis-“ al che, Sebastian lo interrompe e con aria seccata replica “So chi è lei, signor Xingzhison…” poi, continuando con aria supponente: “Sono venuto su ordine di sua maestà imperiale Weise-im per comunicarle che quest’area verrà posta a breve, sotto sequestro e conseguente ricostruzione, al fine di sfrattare e incarcerare i sudditi che hanno infranto le leggi Ademterriane9” Quindi, Kahael voglioso di maggiori spiegazioni, risponde: “Ci sono dei criminali in queste terre? Ma gli unici abitanti nel raggio di chilometri siamo io e m-“. All’improvviso, gli occhi del maggiordomo si riempiono d’odio e con un timbro demoniaco sgrida Kahael: “Ora basta ragazzo! Se solo voi umani foste come i Mibwo10, stupidi e obbedienti” in preda al panico Kahael dice: “Cosa?!”. Nel frattempo Chelee sente la conversazione, ma, per via del sonno, non sembra averci capito molto, fino a che non ode le urla del fratello: “Chelee, ti prego, aiutami!” Come sente queste parole, il ragazzo si scaraventa dal letto e sbattendo la porta, fugge di casa, senza nemmeno mettersi le ciabatte, poi, comincia a seguire la carrozza del servitore con tutta la forza che ha nelle magre gambine e, corre, corre, corre, sempre di più, sempre più forte, fin quando non gli cedono le gambe, ma non per la stanchezza, infatti, prima di cadere al suolo sente un dolore dritto nello stinco e si accorge di essere stato ferito da un proiettile, e prima di chiudere gli occhi, nota lo stemma reale sul veicolo. Il mattino seguente, è sorprendentemente ancora vivo, si sveglia e sente un odore che gli ricorda lo stufato che era solito preparargli l’ormai defunto padre, col sorriso, si alza dal letto pensando che quello dell’altra sera fosse solo un incubo, quindi, si stiracchia e chiama suo fratello gridando a squarciagola “Kahael! Kahaeeeeeeeeel!” Ma, invece di vedere suo fratello, in cucina, Chelee trova un ragazzo dalle sembianze di un panda rosso, che girandosi verso il contadino, domanda con voce dolce e scherzosa: “Ehilà, ben svegliato, dormito bene? Russavi come un vecchio” Allora, giustamente, il fanciullo campagnolo reagisce con fare spaventato e preoccupato: “Chi sei?! Cosa fai in casa mia?! Dov’è mio fratello?!!” Al che, il ragazzo peloso si gira e dopo una grassa risata, afferma: “Avanti, non fare il finto tonto, se non fosse stato per me, adesso saresti morto dissanguato o tra le fauci di qualche Hunchlóu11.” Chelee, allora, sobbalzò e realizzando quel che era successo, comincia a ricordare tutti gli avvenimenti della notte antecedente. Dopo essersi scusato con il piccolo ailuride per il comportamento scortese, il ragazzo si siede per fare colazione con lui e spiega al nuovo amico, perché stesse correndo con così tanta foga a quell’ora della notte. Il panda rosso annuisce e con una voce squillante si presenta: “Comunque mi chiamo Di! Ti aiuterò a riportare tuo fratello a casa sano e salvo, promesso!” Allorché, Chelee, sorridendo, si presenta al cucciolo e con curiosità, chiede all’amico: “Di, non vorrei apparire ai tuoi occhi come un ficcanaso, ma…” Dice titubante: “Che ci facevi così tardi in questa parte della provincia?” Ed è da questa domanda, che Di comincia a raccontare la sua storia al ragazzo verde.

5 Grünhao: la provincia nativa del protagonista
6 Floween: la regione nativa di uno dei protagonisti, il neologismo è nato dalla fusione di “flower” e “green”, a simboleggiare il verde del paesaggio
7 Zaha: albero tipico del Grünhao, possiede delle foglie talmente dure da poter essere utilizzate per fabbricare scarpe e cesti
8 Marbach: veicolo molto popolare in Ademterre
9 Ademterriane: di Ademterre
10 Mibwo: gli animali schiavizzati dal governo ademterriano corrotto
11 Hunchlóu: creature tipiche dei boschi dell’Ademterre, sono pericolosi poiché dotati di un olfatto fuori dal comune, ma, in compenso, sono ciechi e sordi

Parte 4 – Mamma, sei a casa

Di è un piccolo panda minore. I panda rossi nell’Ademterre sono una delle molte specie che si sono evolute al passo con gli umanoidi, avendo, quindi, gli stessi diritti e sviluppando le stesse abitudini di quest’ultimi, ma, rimanendo ugualmente una categoria a parte. Di, il cui nome completo è Di Hú, ha vissuto tutta la sua vita con la sua famiglia, formata da 8 fratelli e la madre, e prima di arrivare nel Grünhao, non era mai uscito dal suo villaggio nel bosco di fuoco12, nel Saxahaedo13. Un pomeriggio d’inverno, Di, era rimasto in casa a lottare ed esclama, come ogni volta che la signora Hú tornava a casa: “Mamma! Mamma, sei a casa” abbracciando con forza la gamba della madre. La genitrice non può essere che felice e accarezzando il piccolo sulla pelosa testa, gli dice: “Certo, non potevo mica abbandonare i miei amori”. All’improvviso, però, un famigerato gruppo di panda giganti attacca il villaggio e abbattendo gli alberi dov’erano state costruite le case, finisce per uccidere la madre e 6 dei fratelli di Di, che in preda al panico, fugge lontano, talmente lontano, da perdere di vista Saan e da giungere nel Grünhao.

12 Bosco di fuoco: area urbana, un tempo popolata da molti panda rossi
13 Saxahaedo: provincia natale di Di

Parte 5 – Verso la Grande Roccia

Dopo aver intrattenuto una toccante conversazione, i due amici, decidono di partire per un viaggio, Chelee, vuole liberare suo fratello dalla prigione in capitale, Di, diventare un Mirhoja, un guerriero della pace, così da garantire che non accadano mai più episodi traumatici come quello da lui subito e raggiungere la dea Namshen, con lo scopo di chiedere a quest’ultima, di riportare in vita la sua famiglia.

Allorché, i due si preparano con delle pesanti borse e mettendo dentro oggetti all’occorrenza per ogni ambiente, cominciano la loro avanzata verso la concentrazione urbana più vicina, il capoluogo del Grünhao, Birok Oràs, qui, dovrebbero riuscire a trovare informazioni per giungere a Inarogrod14, nell’Hycrawl15, dove, troveranno il fratello di Chelee e la “Accademia delle arti sacre”. Mentre camminano tra le gelide terre desolate della grande tundra del nord, Chelee e Di, intravedono una taverna in lontananza, quindi, dopo giorni di estenuanti camminate e scadenti pasti, entrano nel locale e ad accoglierli, trovano un’avvenente ragazza, che si presenta loro come Danling, i due,però, non vedendoci più dalla fame, incuranti delle parole della signorina e dell’aspetto della tavola calda, corrono ad occupare un posto al primo tavolo che gli passa sottocchio, ordinando, molte pietanze e finendo per buttare giù roba come fossero dei pozzi senza fondo. A fine pasto, la signorina di prima gli si avvicina, chiedendo: “Allora signori, soddisfatti del servizio?” Sfiniti e soddisfacentemente sazi, non sembrano avere la forza per rispondere, infatti, Di, si è ormai addormentato, mentre, per qualche ragione, Chelee sembra ancora avere un pizzico di forza, che utilizza per fare un cenno positivo a Danling. La ragazza, ridacchia sotto i baffi e accompagna i due a una delle camere della locanda, poiché, allo stato attuale, sarebbe impossibile per loro continuare il loro cammino; il mattino seguente, i due si risvegliano in due camere differenti e una volta essersi vestiti, cercano di pagare i servizi, ma lo staff rifiuta, era tutto offerto dalla casa per due eroi squattrinati, ma pieni di dedizione come loro, al che, Di e l’amico salutano i lavoratori della locanda, ma pur avvertendo la mancanza di qualcuno, non ci fanno caso e usciti dalla locanda si sorprendono nel vedere Danling vestita come fosse pronta per un viaggio, allora i due, chiedono alla ragazza cosa stesse facendo e lei ribatte titubante: “Oh, niente, ieri sera ho sentito che avete intenzione di arrivare alla capitale e…” s’interrompe. Ma poi continua con tono più deciso:” quindi mi sono unita a voi. Sono anni che studio il percorso della Jiēsofia e ho intenzione di diventare una studiosa di altissimo livello così da poter portare conoscenza anche in queste terre disadorne. “Chelee e l’ailuride, quindi, dopo essersi rivolti uno sguardo d’intesa dicono a Danling: “Perfetto, Benvenuta nel team!”, Danling allora esultante, grida: “Evvai!” Solo una domanda, però, perché non avete preso mezzi di trasporto per giungere a Birok Orás?” Di, dunque, si gira verso Chelee con sguardo truce ripetendo lentamente al ragazzo: “Hai sentito? Mezzi di trasporto” allora Chelee replica con tono sarcastico “Abbiamo pochi soldi, ricordi?”, dunque, non preoccupandosi di prendere servizi pubblici, gli amici continuano la loro marcia, impiegando circa 3 giorni, per arrivare alle mura di Birok Orás. Comunicando i loro intenti e identità alle sentinelle, i 3 sono i benvenuti e appena entrati, notano come la città, sia, dopotutto, un enorme fortezza di roccia e acciaio, che dà il nome alla città, ovvero, “città della grande roccia”, essa impenetrabile per qualsiasi arma e sicura per ogni cittadino. I tre, dunque, sfruttano l’occasione per visitare la città e chiedere informazioni, dandosi appuntamento alla piazza centrale, cioè, piazza Saagourho. Una volta finito il giro, si rincontrano come da programma e Danling dice con aria seccata afferma: “Niente da fare, nessuno qui sembra sapere che strada dobbiamo prendere per Inarogrod” e rivolgendo lo sguardo a Chelee, ascolta la sua risposta: “Ah beh, io ho scoperto solo che qui venerano Saagour più di quanto tengano alla loro vita” allora ridendo, Di aggiunge: “Beh, non è che ci volesse un gran fiuto!” Danling allora lo osserva e gli chiede: “Sentiamo Di, tu invece cos’hai trovato oltre tutti quei giocattoli?” Di, quindi, spalanca gli occhi e arrossendo si paralizza facendo cadere tutti i pupazzi da lui comprati. Chelee in preda alla disperazione escalama: “Ahhhh non ci siamo, non siamo nemmeno a metà strada!” – “Tranquillo Chelee, ce la faremo” lo consola Di. Sorridendo all’amico, il ragazzo si distrae e stranito, domanda: “Dov’è Danling?”- “Credo sia andata al bagno” – “ah, bene”; Danling, tra gli sguardi esterrefatti dei passanti, per via della sua bellezza, raggiunge i compagni e attira la loro attenzione con un: “Hey ragazzi!” I due allora, si girano e prima che potessero rispondere, vedono la ragazza che scompare per mano di un individuo mascherato, al che, gli amici cominciano a seguirlo e dopo averlo bloccato in un corridoio gli gridano: “Lasciala andare!” L’essere, allora, si gira con pacatezza e come un lampo, sparisce dalla vista dei giovani; “Stai bene?” Chiede Chelee a Danling. “Sì, sono solo un po’ scossa, ma nulla di grave” – “ne sono contento” – “basta flirtare voi due, piuttosto, ho trovato una cartina dell’intera nazione” aggiunge Di. “Sei geniale!” Esclama Danling. “Modestamente” replica il panda rosso. I viaggiatori, allora, decidono di riposarsi e trovano alloggio in un b&b vicino il palazzo governativo del Grünhao, nel cuore del quartiere Tsenter, dove dormono sonni tranquilli, fino al mattino.

14 Inarogrod: la capitale
15 Hycrawl: provincia centrale del governo

Parte 6 – Dietro la maschera

I nostri eroi tornano sui loro passi e dopo aver lasciato Birok Orás, s’incamminano verso Itanazi, la capitale dell’Hitoyú, la provincia autonoma, abitata da ostili umanoidi anfibi. Sul loro cammino, notano lo stesso individuo mascherato della città di pietra, che stavolta non li attacca, limitandosi solo a osservarli da lontano e a passargli vicino per spaventarli, quando all’improvviso, fugge nella boscaglia lasciando cadere una targhetta, su essa c’è scritto “Amudo”16; “Hah, che tonto!” Esclama Di. Al che, Danling, leggendo la targhetta, suggerisce: “E se non fosse stato un incidente?” -“Forse la scritta sulla carta è il suo nome” -“Bingo!” Ribattono la ragazza e il cucciolo a Chelee. Dopo aver esaminato per bene la targa, i nostri eroi incrociano lo sguardo con gli occhi di Amudo e dopo averlo catturato, lo smascherano, scoprendo che sotto la maschera si nasconde un ragazzo dai capelli bianchi e dagli occhi rossi che gli urla: “Liberatemi! Buoni a nulla, liberatemi!”, Chelee facendo un cenno con la testa, quindi, ordina a Di e Danling di liberare Amudo. “Perché ci stavi seguendo?” – “Ho sentito che andate alla capitale, volevo aggregarmi a voi, ma ero troppo timido per chiedervelo” allora Di lo rimprovera: “E invece ti è sembrato più idoneo spaventarci a morte?!” – “Già, scusate, comunque mi chiamo…” “Amudo” lo interrompe Danling. “Ah già, la targhetta”.

16 Amudo: versione romanizzata dell’hangeul “아무도“ che in coreano vuol dire “nessuno”

Parte 7 – Amudo

Amudo è nato e ha vissuto fino all’età di 4 anni con la madre, dagli 11 anni in poi, invece, a causa della morte della genitrice, ha adottato un atteggiamento da lupo solitario, vagando senza meta per le strade di Honggûo17. Il ragazzo, è stato vittima del piano governativo di pulizia delle metropoli, che invece di aiutare i bisognosi come da manifesto, causava ai soggetti, patologie quali la sindrome di Maria Antonietta e disordini antisociali. Amudo è, quindi, geneticamente modificato dall’età di 12 anni, per via di un esperimento fallito del governo di Ademterre chiamato “operazione superschiavi”. L’obbiettivo della ricerca, è riassunto nel titolo, questi esseri sono dotati di abilità fisiche, sensoriali e mentali sovrumane sono nati per essere versatili in ogni tipo di ordine e invulnerabili a ogni entità o oggetto, fatta eccezione per i loro simili. Si pensa che Amudo sia l’ultimo prototipo rimasto e perciò, brami giustizia per le vite rovinate da un’amministrazione tirannica e senza scrupoli.

17 Honggûo: città nella provincia del Neshnu

Parte 8 – Finalmente a destinazione

I viandanti sono ora 4 e grazie alla velocità sovrumana di Amudo, sono giunti in Hycrawl, nelle periferie di Inarogrod, in 1 solo mese e urante il loro cammino, s’imbattono in una porta, che però, a parte loro 4 nessuno riesce a vedere, allora, il ragazzo dai capelli bianchi, apre la porta spinto dalla curiosità e insieme ai compagni, viene trasportato in una solenne cella, dove, però, non sembra riuscire a vedere gli altri, così fin quando una minuscola fata dalla sproporzionata forza non lo caccia a calci dalla prigione, per poi incatenarlo e portarlo in una sorta di tribunale dov’è possibile notare una grande bilancia al centro del banco. Lì, incontra i suoi compagni, anche loro in catene. “Mortali” dice una possente voce androgina. “Finalmente vi siete incontrati” continua. “Sono la divinità dell’equilibrio Yggjiaosil, vi do il benvenuto nella mia personale stanza di Equicao18. Volevo comunicarvi che, due tra voi sono i rappresentanti scelti dai miei primogeniti Jaru e Katinngan. Angelo e Folle, vi ordino di fermare la guerra tra i miei figli ribellandovi al vostro destino, il mondo dev’essere in perfetto equilibrio, senza esso, Limgwang collasserebbe. Da bravi discepoli, completate la mia missione, il limite di tempo è prima che muoiate. Io sono in voi, voi siete in me, senza l’un l’altro non siamo niente!” i ragazzi, dunque, si guardano increduli e prima che possano reagire, vengono rispediti nel mondo reale. Non appena si risvegliano, notano, però, un qualcosa di strano, non si trovano più nelle strade fuori città, ma nell’ospedale nazionale di Inarogrod, sono finalmente giunti a destinazione. Vogliosi di spiegazioni, chiamano con urgenza una delle infermiere, quindi, un’operatrice del reparto rianimazione si avvicina a Danling e gli altri, chiedendo “Buongiorno ragazzi, come posso aiutarvi?” – “Buongiorno a lei, perché siamo qui?” – “Certo, abbiamo ricevuto una chiamata d’emergenza poiché dei passanti vi hanno visti cedere al suolo nelle strade fuori città”. Nel frattempo, i compagni di viaggio osservano Amudo, egli, ha uno sguardo pietrificato mentre osserva l’infermiera e appena la signora esce dalla stanza, comincia a ridere: “L’ho trovata… l’ho trovata! L’ho trovata, l’ho trovata, l’ho trovata, l’ho trovata, l’ho trovata, l’ho trovata, l’ho trovata” ripetendo quest’espressione all’infinito. Gli altri lo guardano impauriti, tutti tranne Chelee, che sembra aver capito la vera identità di quell’infermiera, quindi, avvicinandosi all’amico, lo stringe forte a sé e lo rassicura ricordandogli che quel che cerca non è vendetta, ma giustizia, allora, Amudo lo guarda e risponde: “È vero, tutti dovranno sapere degli esperimenti nei laboratori e di quanto sia corrotto questo paese” – “Esatto!” Risponde fiero Chelee. “Ora usciamo di qui e completiamo il nostro viaggio!” interviene Danling. Usciti dall’ospedale, è arrivato per gli amici, il momento di separarsi, Di e Danling devono seguire il Boulevard di Jaru per arrivare alla “Accademia delle arti sacre”, mentre, Chelee e Amudo hanno da percorrere la strada verso la reggia imperiale. “E così dobbiamo dividerci…” Dice Danling. “Sembrerebbe proprio di sì” replica Amudo, si aggiunge Di che: “Mi mancherete voi due, soprattutto tu, fratellone Chelee” al che Chelee continua dicendo: “Non importa cosa ci accadrà, dovessimo vederci tra 1 o 900 anni, promettetemi una cosa ragazzi, ci incontreremo qui, tra il sole e i grotteschi grattacieli di Inarogrod” – “Lo prometto” – “Lo prometto” – “Lo prometto” Chelee allora alza la testa e mostra fieramente le lacrime e singhiozzando comunica: “È normale essere tristi, come lo è essere felici, non sono timoroso, non ho intenzione di far finta di essere forte, perché sono i deboli a dover fingere“ dopodiché, Di, commosso dalle parole di Chelee, lo abbraccia e gli dice con voce tremolante: “Appena uscirò dall’accademia, verrò a trovarti e ti preparerò una colazione ancora più gustosa di quella che assaggiasti mesi fa!” – “Certo” afferma Chelee.

18 Equicao: materiale perfetto, le leggende dicono sia un dono giunto ai profani dal Dio Yggjiaosil

Parte 9 – Segreti Imperiali

Chelee e Amudo, sono giunti alla reggia imperiale, è grande come una città ed ha al suo interno edifici nell’autentico stile Ademterriano, davanti l’imponente entrata, i due si consultano: “Amudo, credo sia giunta l’ora di fargliela pagare a quel maiale dell’imperatore!” – “Non è colpa del sacro imperatore” – “Cosa?!” – “Sua Maestà è malato, il consiglio dei ministri ha finanziato in gran segreto, con soldi privati, una ricerca per trovare una malattia che rendesse il re tetraplegico a tempo indeterminato.” – “Perché non hanno attuato un colpo di stato?” – “Sarebbe stato un colpo alle fondamenta e al popolo di Ademterre, nonostante a loro non freghi niente della nostra gente, non potrebbero niente contro una rivolta di tale sommità.” – “Giusto, ma allora come facciamo a liberare mio fratello e a prendere i dati chiave delle operazioni? Non possiamo coinvolgere il popolo, loro amano il premier Ko Niú19, il consenso nei suoi confronti è pari al 95% dall’ultimo sondaggio!” – “Ti ricordi che sono più forte di qualsiasi soldato no? Entreremo furtivamente dalle mura sulla destra, dopodiché, ci divideremo e ci infiltreremo nelle prigioni e nei laboratori. Inoltre, non c’è modo che il popolo non si schieri con noi dopo le informazioni che divulgheremo.” – “Giusto.” – “All’opera!”. Quindi, Amudo, prende Chelee sotto le sue braccia e corre talmente veloce, da sfidare la gravità, riuscendo a portare, con successo, l’umano dentro il cortile della reggia. “Ricordi dov’è il laboratorio?” Chiese Chelee. “Non potrei mai dimenticarmene” – “Bene, allora va’!” – “Ok”. Mentre Amudo si dirige nel laboratorio, Chelee s’infiltra nel palazzo confondendosi tra la folla dei piccoli apprendisti soldato e una volta dentro, nota che la sala della consulta nazionale è vuota, quindi, ruba una cartella in cui sono inseriti tutti i codici necessari per entrare nelle segrete, però, prima che abbia occasione di andarsene, arrivano i ministri, ragion per cui, per evitare di venire arrestato, si nasconde dietro un divano nell’angolo e origlia la conversazione. Il premier Ko Niú inizia il discorso dicendo: “Allora miei soci, come va con i nostri piani di aumento della qualità della vita?” – “Bene, nel Grünhao è stato un successone, tempo 3 mesi e saremo la nazione al primo posto per qualità della vita” – “Perfetto, non avete fatto trapelare niente vero?!” – “Non una mosca signore” – “Meraviglioso miei compagni. Ma invece, che sapete dirmi del superumano che è fuggito dai laboratori murinidi?!” – “Non ne sapevamo niente mio lord, perdoni la nostra incompetenza” – “Fa niente, basta che lo prendiate, non abbiamo bisogno di tale feccia nella nostra società perfetta” – “Giusto, dottor Ko Niú”. Al che, i 5 corrotti escono dalla stanza e danno occasione a Chelee di fuggire e raggiungere le segrete, una volta giù, trova suo fratello ed esclama “Kahael, Kahael fratello mio!” – “Shh, non urlare scemo” e abbracciandolo Chelee replica “Mi sei mancato moltissimo fratellone.” – “Sì, va bene, ma prima fuggiamo.” – “Non possiamo, dobbiamo aspettare Amudo!” – “Controlla nella cartella”. Chelee controlla in fondo alla cartella e trova una lettera, la seguente riporta: “Cari Chelee e Kahael, il laboratorio di ricerca è stato spostato, qui, ho trovato solo le indicazioni per raggiungerlo, perciò, mi dirigo verso Zilelé, nel frattempo, vi lascio in questa cartella tutto quel che è necessario per fuggire, buona fortuna. Con amore, Amudo“ Con le lacrime agli occhi, Chelee sussurra: “Grazie Amudo” ma all’improvviso, sente provenire dai fogli la voce del compagno, questo ringraziamento era stato inserito in un registratore infilato in una tasca di fortuna, che dice: “Grazie a te, amico”

19 Ko Niú: lo spietato primo ministro. È un toro antropomorfo

Parte 10 – Mamma, sono a casa

Amudo, parte alla volta di Zilelé, ma per arrivarci, deve fare ritorno ai suoi luoghi d’infanzia, la sua città natale, nonché centro portuale dell’intero continente dell’Aina20, Bongkôu, arrivato lì, ricomincia a respirare un’aria che a modo suo ama e odia, sente il calore della defunta madre a proteggerlo e appena mette piede in città, afferma, con voce seria: “Mamma, sono a casa” – “Lo so figliolo” dice lo spirito della madre. “M-Mamma?!” Balbetta Amudo -“Che sorpresa eh?” – “Beh, capita a molte persone di parlare con i morti, ma non pensavo potesse capitare anche a me. Però, forse so chi può essere stato, il gran sovrano Yggjiaosil ti ha mandato qui per farmi completare la missione vero?” – “Che intuito! Tutto tua madre.” – “Non sei cambiata affatto.” Dice Amudo ridendo. Tra le strade colorate di Bongkôu e le continue celebrazioni di divinità minori, Amudo riprende un’infanzia che ha perso troppo presto, una felicità, a cui aveva rinunciato ormai da molto, ma, per un momento, si ricorda della ragione del suo pellegrinaggio e mangiando del Tahotong, si gira verso la madre e con voce seria dice: “Mamma.” – “Sì?” – “Cadranno tutti, dal primo all’ultimo, li schiaccerò e li umilierò davanti tutta la nazione, preferiranno morire che rimanere ancora in vita.” – “Certo, mio piccolino, avrai tutto il mio sostegno.” Risponde lo spettro. Nel mentre è seduto al tavolo, sente delle voci da fuori urlanti: “È qui! È qui! Correte!” La madre di Amudo allora urla al figlio “Scappa! Andiamo via!” – “Non sei stanca di fuggire mamma? Ora possiamo lottare per la nostra libertà, carpe diem.” Amudo, quindi, caccia gli artigli e si lancia sulla folla di soldati, quando tra essi, ne nota uno con i capelli bianchi, è un panda rosso e corrisponde esattamente alla descrizione del fratello maggiore di Di, Saan, per cui il ragazzo, esitante, vuole evitare lo scontro con quest’ultimo, ma l’altro superschiavo, non sembra volerne sapere e cava un occhio ad Amudo, facendolo svenire, per un momento, Amudo vede il tempo fermarsi, e caduto al suolo si ritrova di nuovo nella stanza di Yggjiaosil. “No, no, non ci siamo< proprio, ti darò un aiuto, ma non riaccadrà più, devi sopravvivere e salvare Limgwang, ricordatelo”. Amudo, si rialza da terra e con delle sfuriate, stende al suolo Saan. “Figlio mio, perché hai esitato?!” – “Mamma, io, conosco suo fratello…” – “Capisco, ma adesso devi pensare a te, hai quasi rischiato di diventare cieco a un occhio” – “Hai ragione”. Arrivati a Zilelé, Amudo s’infiltra nei laboratori e una volta trovati i documenti, fugge e ritorna sulla terraferma, pubblicando tutte le informazioni, sui grandi schermi e sui giornali.

20 Aina: il continente dov’è situata Ademterre

Parte 11 – Il gran finale

Tornati tutti a Inarogrod, 10 anni dopo, la nazione è cambiata molto, i precedenti governatori sono stati indagati e ora Chelee è il nuovo capo del governo. Gli ormai non più viandanti si rincontrano e Danling dice a Chelee: “Ah, ti sei fatto crescere la barba eh?” – “Beh, più che altro non ho mai voglia di tagliarla” – “Hey ragazzi, avete visto mia madre?” Dice Amudo. “Tua madre non era… morta?” – “Sì, ma Yggjiaosil mi ha dato il privilegio di rimanere con lei fino a fine missione” – “Capisco” – “Di, ma tu non saresti dovuto rimanere lì per circa 500 anni? E invece tu Chelee? Com’è che puoi vedere mia madre?” Chiede il prototipo. “Rispondo io per Di: il tempo passa in maniera diversa nell’accademia. Per quanto riguarda me invece, beh, non ve l’ho mai detto, ma sono un Hokuto” – “Sul serio?! Perché ce l’hai tenuto nascosto?” – “Perché che utilità ha un semidio senza poteri?” – “Scherzi?! Tu sei forte nel campo dell’empatia, qualcosa che non avrò mai” ribatte Amudo. I 4, quindi, grazie alla benedizione di Yggjiaosil e ai loro nuovi status, raggiungono la grande assemblea celeste, dove Chelee accenna un “Ciao Mamma” a Namshen, poi, vengono accolti da un solenne discorso di Jaru: “Angelo e Folle, siete giunti fin qui per porre fine al limbo del mondo da noi prediletto, lottate” al che, Amudo e Di si fanno avanti e dicono con tono formale: “Miei signori supremi, preghiamo affinché ci perdoniate, ma abbiamo intenzione di disobbedire.” – “Come osate!” – “No fratello, lasciali finire.” Rimprovera Jaru a Katinngan. “Con questa sciocca scommessa, avete finito per dimenticare la cosa fondamentale, questo mondo è già perfetto per l’equilibrio creato dalle vostre influenze, una prevalenza di una delle due idee, provocherebbe solo il collasso di miliardi di anni di lavoro.” – “I prescelti hanno ragione.” Commenta Jaru. Allora Katinngan, annoiato, dice: “Sì, ma, che mi diresti se ti dicessi che… il tuo amichetto dagli occhi rossi, ha fatto a pezzetti tuo fratello?!” – “Impossibile, i miei fratelli sono tutti morti” Dice Di. “Non tutti mio piccolo panda folle. Un certo Sa… Sam?” – “Saan?!” – “Sì, quello, l’ha ucciso in un bar a Bongkôu” – “Tu cosa?!” – “Amico, dovevo.” – “Non m’interessa, sapevi fosse mio fratello e non hai cercato di salvarlo! Meriti la morte!” – “Non è come pensi!” Replica mentre para un colpo. Poi, continua: “ Ti prego Di, fermati, non voglio farti del male.” Chiede Amudo. Ma niente da fare, il panda rosso, ormai non più cucciolo, dopo anni di formazione è cambiato e non riesce più trattenere la sua rabbia repressa. Essendo sul punto di dare il colpo di grazie, Di solleva la spada e mentre Danling cerca degli incantesimi per addormentare l’ailuride, Chelee si getta istintivamente tra i due, prendendo in pieno, il primo colpo di lama. “Chelee!” Urla Amudo. “Ti prego, smettila, morirai!” – “Non fa niente, amico, tu meriti di vivere più a lungo, tutti hanno bisogno di te” e dopo la 18a coltellata, Chelee smette di respirare. Danling si fionda sul cadavere del ragazzo e urla disperata “Chelee! Chelee! Mio amato, Chelee! Sei un mostro Di! Un mostro!” La dea Namshen, allora, che aveva assistito a tutto, si presenta a loro e dice: “ Non preoccupatevi, riporterò in vita tutti i vostri cari, avete subito fin troppo, tranne tu Di, tu non hai saputo controllarti, quindi, riavrai la tua famiglia, ma perderai il tuo status di Mirhoja” – “Mi sembra giusto mia signora”. Namshen, continua: “Ora, tornate sulla terra e vivete serenamente fino alla fine dei vostri giorni, in quel momento, ci rivedremo”.

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