I luoghi sono immobili

Con questo testo, ispirato ai temi del romanzo La luna e i falò, Ylenia Salvietti si è classificata seconda al Premio Pavese Scuole 2020.

Pubblichiamo I luoghi sono immobili, secondo classificato tra i testi in concorso per il Premio Pavese Scuole, inaugurato quest’anno in occasione del Premio Pavese per avvicinare i giovani allo scrittore e promuovere la lettura delle sue opere in chiave personale. L’autore è Ylenia Salvietti, studentessa della classe 4B del Liceo Scientifico Niccolò Rodolico di Firenze, a cui vanno i nostri complimenti.

Mi capita spesso di stancarmi delle situazioni. Poi ci sono momenti in cui ho bisogno di staccare un po’ dalla quotidianità. E alla fine, gira e rigira, mi ritrovo sempre nello stesso posto: la nostra casa al mare.
Avere un posto in cui puoi rifugiarti quando non hai voglia di vivere la solita routine è importante. Se poi in quel posto ci sei cresciuta e hai instaurato legami forti con persone care, è ancora meglio. Puoi sentirti bene in ogni luogo, ma quel posto del cuore sarà sempre speciale e ti farà cambiare umore ogni volta che ci arrivi.

Quando torni in un posto a te caro, è inevitabile ricordare tutto ciò che hai vissuto lì, e questo ti aiuta a ritrovarti, a riscoprire chi sei veramente, a ricordarti chi eri e chi sei.

Ciò che rende speciale un luogo è anche chi lo condivide con te. Vado nello stesso posto di mare da quando sono nata, conosco una miriade di persone di tutte le età che porto dentro di me. Mi hanno vista crescere, mi hanno aiutata a crescere, prendendomi per mano e mostrandomi che gli ostacoli sono fatti per essere superati. Sono persone sempre presenti nella mia vita, e per loro vale lo stesso principio del luogo; non importa se li vedo per un giorno, una settimana o un mese, ogni volta è come non essersene mai andati via, non essersi mai salutati. Ho un legame speciale con i miei vicini di casa, che mi hanno sempre fatto un po’ da nonni, ed essendo lontani da me durante il resto dell’anno, ogni tanto mi fermo a pensare che prima o poi non saranno più lì per me, fisicamente, non potrò più ridere con loro, non potrò più ascoltare le infinite storie su di me da piccola, che amano raccontarmi.

Anche a questo servirà il mio posto del cuore, a farmi ricordare di persone che mi hanno amata, anche quando non ci saranno più: e magari guardando le loro case, tra una lacrima e l’altra, passerà un brivido lungo il corpo, come se loro mi facessero sentire che sono ancora lì, che ci sono sempre stati, e che resteranno per sempre.

Molti pensano che sia una sciocchezza affezionarsi ad un luogo. I luoghi sono immobili, restano lì, e se tu vai via non vengono a cercarti; i luoghi non ti aiutano se hai bisogno di un consiglio e non ti asciugano le lacrime quando tutto non va come vorresti. E forse è vero, forse hanno ragione loro: i luoghi restano immobili, non se ne vanno, ma proprio per farsi trovare sempre lì quando ne hai bisogno. I luoghi non vengono a cercarti, perché sei tu che te li porti sempre con te, dentro di te, ovunque tu vada, e non importa se passano gli anni, se cambi città, regione, paese: se un luogo ha trovato spazio nel tuo cuore sarà sempre lì.

I posti del cuore non ti aiutano se hai bisogno di un consiglio, ma basta tornarci per riuscire a riprendere fiato, a schiarirsi le idee, a piangere se necessario, e subito dopo ad asciugarsi le lacrime e pensare che va meglio, anche solo perché sei lì, in quel luogo, a farti confortare, magari in riva al mare, col suono delle onde che ti culla, che ti calma, e riesci a pensare soltanto a quante volte tornare in quel posto ti ha salvato, e chissà quante volte ancora ti salverà. 

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