Le lectiones magistrales

Ecco le lectiones magistrales tenute da Susanna Basso, Giuseppe Patota ed Elisabetta Sgarbi durante la cerimonia di premiazione del Premio Pavese 2019.

Susanna Basso

Sezione traduzione

La traduzione ha inizio in un inizio altrui e parla, perciò, apparentemente la lingua della rassicurazione. Eccomi, dice l’incipit, sono qui, sono l’inizio. Ma è nel genitivo che si spalanca l’inquietudine. Sono l’inizio d’altriAppena metto mano alle parole, appena prendo io la parola, la storia raccontata si divide e non sarà mai più la stessa. Ha inizio l’esitanza del tradurre, il tempo della sospensione silenziosa durante il quale accetto di abitare l’ansia della scelta. Accetto, anzi, assaporo il tentennamento, come un bambino sulla soglia del linguaggio. Continua

 

Giuseppe Patota

Sezione saggistica

Signore e signori, non ho mai creduto ai presagi, in vita mia; sicché considero quella che sto per raccontarvi soltanto una curiosa, felice combinazione. Una settimana prima che mi arrivasse la splendida notizia che spiega perché sono qui – «la giuria ha il piacere di conferirle il Premio Pavese 2019 per la sezione saggistica» – a casa mia era arrivato un libro intitolato Il pozzo e l’ago. Il mestiere di scrivere, firmato da Gian Luigi Beccaria, che me ne aveva fatto dono. Una volta letti il nome dell’autore e soprattutto il titolo del libro, sarebbe stato impossibile non associare quest’opera al nome e al cognome di Cesare Pavese: e infatti il nome, il cognome, la lingua, lo stile, le parole (e le riflessioni fulminanti di Pavese su lingua, stile e parole) ricorrono continuamente nel libro di Beccaria, che sulla lingua e sullo stile di Pavese ha scritto pagine fondamentali. Continua. 

Elisabetta Sgarbi

Sezione editoria

Vi ringrazio per avere scelto me per un Premio così importante, intitolato a uno scrittore e editore che ha inciso nella mia sensibilità in modo molto profondo. Ci sono letture, fatte in adolescenza, che rimangono per sempre. Non importa quanti libri si leggeranno ancora e dopo, ma alcuni libri, letti in giovane età, si fanno carne con chi li legge. Forse questi stessi libri si rileggeranno in età matura, e emergeranno aspetti che la giovinezza aveva lasciato in ombra. Ma intanto quel libro o quell’altro hanno aderito alle pareti dell’anima, sono diventati anima, occhi, orecchi, e hanno iniziato a crescere insieme a noi. Come un marchio indelebile. Continua