I premiati

Susanna Basso, Giuseppe Patota e Elisabetta Sgarbi: ecco i premiati del Premio Cesare Pavese.

Susanna Basso

Sezione traduzione

Nata nel 1956, a Torino, è traduttrice e professoressa di lingua e letteratura inglese. Dal 1987 collabora con la casa editrice Einaudi e insegna al liceo classico torinese Massimo D’Azeglio. Tra i prestigiosi autori tradotti sono Ian McEwan, Alice Munro, Paul Auster, Julian Barnes, Angela Carter, Elizabeth Strout, Martin Amis, Kazuo Ishiguro, Tobias Wolff e Jane Austen, di cui sta traducendo l’opera completa. 

Ha vinto per due volte il Premio Procida: la prima nel 2002 per la traduzione di Espiazione (Einaudi) di Ian McEwan, al cui centro è la giovane Briony, tredicenne dalla fervida immaginazione, che accusa un innocente di un crime orrendo. La seconda nel 2014 per Lasciarsi andare (Einaudi) di Alice Munro, diciassette racconti che descrivono l’evoluzione dell’autrice e il suo percorso. Nel 2006 si è aggiudicata il Premio Mondello per la traduzione di I Fantasmi di una vita (Einaudi) di Hilary Mantel, in cui la scrittrice si confronta con le occasioni mancate del suo passato e le durezze della vita.

Nel 2007 viene assegnato, a Basso, il Premio Nini Agosti Castellani per la traduzione di Jane Austen e nel 2016 il Premio Giovanni, Emma e Luisa Enrique. Nel 2010 ha pubblicato il saggio Sul tradurre. Esperienze e divagazioni militanti (Mondadori), una sorta di manuale e diario, in cui Basso racconta il suo lavoro da traduttrice, dai rituali privati, ai segreti di bottega e agli incontri mai dimenticati.

Tra le ultime opere tradotte nel 2019, sempre con Einaudi: Macchine come me di Ian McEwan, che riflette sul rapporto uomo-macchina attraverso le vicende del protagonista, trentaduenne, Charlie; L’unica storia di Julian Barnes, in cui l’autore descrive l’amore con ironia e disperazione; La vita delle ragazze e delle donne di Alice Munro, che racconta l’emancipazione delle donne con gli occhi della protagonista Del Jordan e Notturni di Kazuo Ishiguro, cinque storie dove la musica costituisce il nesso di ogni trama.

Motivazione del premio

In trent’anni di attività, Susanna Basso è diventata un punto di riferimento nel mondo della traduzione letteraria. Gli autori da lei tradotti sono alcuni fra i massimi scrittori contemporanei di lingua inglese: Alice Munro, Julian Barnes, Ian McEwan, Martin Amis, Kazuo Ishiguro e molti altri, quasi tutti per l’editore Einaudi. A coronamento della sua carriera, attualmente sta curando la nuova traduzione italiana delle opere complete di Jane Austen per i Meridiani Mondadori. Se si può dire che i grandi traduttori sono come i grandi musicisti, alla cui interpretazione è affidato il modo in cui uno spartito arriverà alle nostre orecchie, Susanna Basso è la Martha Argerich della narrativa inglese contemporanea in lingua italiana. La sensibilità del suo tocco, l’intelligenza delle sue soluzioni, la bellezza della sua lingua, l’audacia con cui interpreta il testo originale senza timori reverenziali pur nel rispetto assoluto dell’autore, e infine la generosità con cui si racconta e diffonde il valore del suo mestiere, spesso così poco compreso: tutto questo fa di lei una figura di straordinaria importanza nella cultura italiana, una figura a cui il traduttore Cesare Pavese sarebbe orgoglioso di assegnare un premio che porta il suo nome.

Giuseppe Patota

Sezione saggistica

Il prof. Patota è accademico della Crusca e membro del suo Consiglio Direttivo, socio dell’Accademia dell’Arcadia, socio dell’ASLI (Associazione per la Storia della Lingua Italiana) e della SILBA (Société Internationale Leon Battista Alberti) e giurato del Premio Strega. È membro del comitato scientifico del Bollettino di Italianistica e degli Studi Linguistici Italiani. È stato direttore scientifico del Dizionario Italiano Garzanti dal 2004 al 2015 ed è condirettore del Nuovo Vocabolario Treccani 2018. Dal 2015 dirige le collane Grammatiche e lessici pubblicati dall’Accademia della Crusca e Le varietà dell’italiano. Scienze arti professioni. Nel 2017 è stato insignito dall’Accademia dei Lincei del Premio per la Filologia e Linguistica. È consulente linguistico di Rai Scuola per la didattica dell’italiano. 

Nella sua carriera ha scritto circa centocinquanta pubblicazioni, alcune delle quali tradotte e pubblicate in Francia e in Giappone. Tra le sue opere sono i Nuovi lineamenti di grammatica storica dell’italiano (Il Mulino, 2007), La grande bellezza dell’italiano. Dante, Petrarca, Boccaccio (Laterza, 2015), La quarta corona. Pietro Bembo e la codificazione dell’italiano scritto (Il Mulino, 2016), Prontuario di grammatica. L’italiano dalla A alla Z (Laterza, 2017) e La grande bellezza dell’italiano. Il Rinascimento (Laterza, 2019). Inoltre, è autore con Valeria Della Valle di testi divulgativi sulla lingua italiana, editi da Sperling & Kupfer, fra i quali Viva il congiuntivo! (2009), L’italiano in gioco (2009), Ciliegie o ciliegie? E altri 2406 dubbi della lingua italiana (2013), Piuttosto che. Le cose da non dire, gli errori da non fare (2014) e La nostra lingua italiana, fresco di stampa (ottobre 2019).   

Motivazione del premio a “La grande bellezza dell’italiano. Il Rinascimento”

Questo libro si concentra su tre “Sale”, perché non utilizza la denominazione di ‘parti’ o ‘capitoli’: vuol essere simile, piuttosto, a un museo d’arte, in cui si entra, non per visitare quadri, arredi o sculture, ma per guardare e leggere testi. I testi appartengono a tre autori d’eccezione, che rappresentano in maniera perfetta il Rinascimento italiano: Pietro Bembo, Ludovico Ariosto, Niccolò Machiavelli. Tre soli autori, dunque, scelti per rappresentare la “bellezza” intesa come perfezione stilistica e formale, oltre che come compiuta sapienza costruttiva. All’interno delle tre “Sale”, Giuseppe Patota assume la funzione di guida, di Cicerone pronto ad accompagnare il pubblico, indicando via via trame, vicende biografiche, ma soprattutto costruzioni sintattiche e scelte lessicali. L’autore ha attirato l’attenzione della Giuria per la sua capacità di coniugare altissimi livelli di specializzazione, come richiesto dall’analisi formale dei testi, con una straordinaria capacità comunicativa, realizzando un esempio di divulgazione di alta classe, in cui non si cede mai alla semplificazione. Il modello culturale e linguistico del Rinascimento italiano esce dunque intatto nei suoi valori classici e fondativi, ma viene offerto a un pubblico più largo, di cui Patota riesce a catturare abilmente l’attenzione, vincendo ogni oggettiva difficoltà. Questo libro insegna dunque molti segreti relativi alla sublime bellezza dell’italiano, nel suo secolo di maggior splendore.

Elisabetta Sgarbi

Sezione editoria

Nata a Ferrara, figlia dei farmacisti Giuseppe Sgarbi e Rina Cavallini, è editrice, direttrice artistica del Festival La Milanesiana e regista cinematografica. Dopo la laurea in farmacia e la specializzazione in farmacologia, ha intrapreso tutt’altra carriera iniziando, grazie allo scrittore Gian Antonio Cibotto, a lavorare nell’editoria con Studio Tesi di Pordenone. Mario Andreose la assunse alla Bompiani come ufficio stampa, poi editor e, dal 2002, direttore editoriale della stessa casa editrice. E’ rimasta alla Bompiani per oltre 25 anni, fino al 2015, quando ha fondato – in reazione alla acquisizione da parte di Mondadori delle case editrici della RCS Libri, tra le quali la Bompiani – la casa editrice La Nave di Teseo, di cui è direttore generale e direttore editoriale. Il progetto è stato realizzato insieme ad altri autori ed editori, tra cui Umberto Eco, Sandro Veronesi, Edoardo Nesi, Mario Andreose ed Eugenio Lio.

Nel 2017 La Nave di Teseo ha acquisito Baldini + Castoldi e Oblomov Edizioni di cui Sgarbi ha assunto la presidenza.

Dal 1999 produce e dirige i suoi lavori cinematografici, presentati ai più importanti Festival internazionali: La Mostra del Cinema di Venezia, il Torino Film Festival, il Festival di Annecy, e la Festa del Cinema di Roma. Ha lavorato con attori quali  Laura Morante, Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Galatea Ranzi, Andrea Renzi, Roberto Herlitzka, Toni Laudadio. Nel 2000 Sgarbi ha ideato il Festival La Milanesiana, Letteratura, Cinema e Scienza, di cui è tutt’ora direttrice artistica.

Nel 2009, insieme al fratello e critico d’arte Vittorio Sgarbi, e ai genitori, ha dato vita alla Fondazione Cavallini Sgarbi che raccoglie 500 opere d’arte di famiglia; e, sempre nel 2009, ha creato la Fondazione Elisabetta Sgarbi, di cui è presidente e che, tra le varie attività, ha realizzato, presso il Castello Estense di Ferrara, la mostra “La collezione Cavallini Sgarbi. Da Niccolò dell’Arca a Gaetano Previati. Tesori d’arte per Ferrara”, oltre che l’annuale incontro dedicato ad Ariosto che si svolge a Ferrara.

Fa parte del board della Fondazione Paulo Coelho, il noto scrittore brasiliano, i cui libri sono stati pubblicati da La Nave di Teseo.

Per il suo contributo alla cultura, Sgarbi ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui l’Ambrogino d’Oro, il Premio Ausperberg, il Premio Vittorio De Sica, il Premio Fidapa e il Premio Sulmona.

Motivazione del premio
Elisabetta Sgarbi si è resa protagonista del più interessante fenomeno editoriale italiano degli ultimi anni. Dopo aver diretto per lungo tempo e con molto successo la Bompiani, allora parte del gruppo Rizzoli, nel momento in cui il medesimo gruppo Rizzoli veniva ceduto a Mondadori ha deciso, insieme con Umberto Eco, di staccarsene e di dar vita alla fine del 2015 a una nuova casa editrice, La nave di Teseo. In meno di quattro anni Elisabetta Sgarbi è riuscita a dare alla nuova casa editrice un’aura inconfondibile, segnata dal suo gusto letterario ed estetico. Ad attirare nuovi autori e a mantenerne molti che già avevano lavorato con lei in Bompiani. A pubblicare libri che hanno felicemente incontrato i favori del pubblico. A superare il trauma della scomparsa del co-fondatore Umberto Eco. Da ultimo, last but not least, a raggiungere in questo brevissimo tempo una quota di mercato maggiore dell’uno per cento, ossia superiore a quella di molte reputate case che operano da decenni sul mercato italiano.