Dialoghi con Pavese: Mark Pietralunga

Con questa intervista a Mark Pietralunga inauguriamo Dialoghi con Pavese, una rubrica dedicata agli studiosi di Pavese sparsi per il mondo.

Mark Pietralunga

Mark Pietralunga è il preside del Dipartimento di Lingue Moderne e Linguistica alla Florida State University di Tallahassee, negli Stati Uniti, dove è Professore di Italiano. Ha ottenuto il suo Dottorato di ricerca dall’Università di California Berkeley e si è specializzato in Letteratura e cultura italiana del XX secolo. Ha pubblicato numerosi (e variegati) studi dedicati a diversi aspetti dell’attività di Cesare Pavese. Tra questi, An Absurd Vice: A Biography of Cesare Pavese by Davide Lajolo (New York, New Directions, 1983), traduzione in inglese della biografia pavesiana Il vizio assurdo di Davide Lajolo; Prometeo slegato: Pavese traduttore di P. B. Shelley (Torino, Einaudi, 1998); Cesare Pavese and Anthony Chiuminatto: Their Correspondence (University of Toronto Press, 2007); e, per ultimo, lo studio Cesare Pavese: A Critical-Analytical Study by Giose Rimanelli (New York, Bordighera Press, 2019).

Giose Rimanelli e Cesare Pavese

Iniziamo dalla fine. Lei ha recentemente presentato a New York uno studio su Pavese scritto da Giose Rimanelli, che Pavese scoprì come autore di un controverso romanzo che descriveva la sua esperienza di soldato della Repubblica Sociale durante la Seconda Guerra Mondiale. Rimanelli si trasferì negli anni ’60 negli USA, dove insegnò letteratura italiana in molte università. Potremmo considerare questo studio una ricompensa, tanto per Pavese (che provò senza successo a raggiungere gli Stati Uniti) che per Rimanelli (che non riuscì a pubblicare lo studio in vita)?

Non sono sicuro che considerare lo studio di Rimanelli su Pavese come una ricompensa sia adatto. Nonostante il mezzo secolo trascorso da quando Rimanelli tentò di pubblicarlo, sia in inglese sia in italiano, c’è ancora molto da imparare da questo studio, che riguarda tanto Pavese quanto il suo autore. Quest’ultimo lasciò l’Italia poco dopo avere pubblicato una raccolta di saggi altamente controversa, Il mestiere del furbo (uscito nel 1959 presso Sugar e ripubblicato nel 2016 da Bordighera Press), in cui denunciava il clientelismo, gli ostacoli delle lobby e le macchinazioni politiche che caratterizzavano il milieu e la cricca dei letterari suoi contemporanei. 

Quello che spicca maggiormente, nello studio di Rimanelli su Pavese, è la sua indipendenza intellettuale e un’analisi capace di rimanere criticamente valida dopo tutti questi anni. Inoltre, come ho sottolineato nell’introduzione, una caratteristica che lo distingue da altri interventi critici, soprattutto degli anni ’50 e dei primi’60, sono i riferimenti che portano luce su autori e opere stranieri. L’impossibilità di avere avuto la monografia pubblicata negli Stati Uniti sembra riflettere il limitato riconoscimento, di critica e di pubblico, all’opera di Pavese negli anni immediatamente precedenti e successivi allo studio di Rimanelli. 

La corrispondenza di Rimanelli con il biografo di Pavese Davide Lajolo e con Elio Archimede, editore del settimanale astigiano La nuova provincia, incluse come appendice a questo studio, offrono preziose informazioni sullo stato degli studi su Pavese negli Stati Uniti a quel tempo e su come, attraverso questo studio, Rimanelli sperasse di ottenere l’attenzione di un pubblico serio.

Mark Pietralunga

Presentazione dello studio di Giose Rimanelli al John D. Calandra Italian American Institute di Queens College il 16 ottobre 2019. Nella foto, da sinistra: il professor Fabio Girelli-Carasi del Brooklyn College; Mark Pietralunga; Anthony Julian Tamburri, Dean del Calandra Institute.

Pavese e le letterature inglese e americana

Lei ha curato la corrispondenza tra Pavese e Anthony Chiuminatto e pubblicato uno studio di Pavese traduttore di Shelley. Quali aspetti di queste due letterature e culture (inglese americana) Pavese seppe assorbire e riutilizzare come scrittore?

La traduzione del Prometheus Unbound di Shelley rivela come, già nel 1923, quando Pavese aveva solo quindici anni, la sua abilità di capire l’inglese fosse sinceramente impressionante. Questa traduzione ha portato luce sui primi passi di Pavese traduttore. Dalle sue prime traduzioni apprendiamo come l’attività di traduttore fosse un insostituibile e arduo esercizio per qualcuno che come lui stesse cercando un proprio stile e un’identità come scrittore. Infatti, Pavese espresse nelle sue riflessioni di quei primi anni il ruolo che la traduzione ebbe nel suo apprendistato di scrittore. 

Mark Pietralunga

Con la scoperta di Walt Whitman qualche anno più tardi, Pavese tentò di trasferire l’individualismo e l’idealismo tipici del poeta romantico inglese su un paesaggio moderno. Con questa transizione, possiamo riconoscere anche l’interesse di Pavese per un linguaggio semplice e diretto.

La ricca corrispondenza epistolare con il suo amico italo-americano, il musicista e insegnante Anthony Chiuminatto, costituisce una fase fondamentale nell’apprendistato linguistico e letterario di Pavese, sia come scrittore che come traduttore. Le lettere offrono un’eloquente testimonianza della gioia pavesiana di scoprire l’America, il fascino che la lingua americana (e soprattutto lo slang) esercitò su di lui e la sua insaziabile curiosità di apprendere il più possibile della letteratura e della cultura americane. Lo scambio rivela il ruolo fondamentale giocato da Chiuminatto nell’informare Pavese dei nuovi lavori letterari che venivano pubblicati negli Stati Uniti, nella spedizione di libri non disponibili in Italia e nella spiegazione e traduzione di espressioni idiomatiche e di slang dai libri di Sherwood Anderson, Sinclair Lewis, William Faulkner e altri.

Lo studio di Pavese negli States

Pavese è un autore ancora studiato negli Stati Uniti o sta scomparendo dal radar degli italianisti?

Pavese è un autore che continua a essere approfondito da studiosi accademici e, sebbene sia ancora letto, non ha avuto il successo di pubblico che meriterebbe. Detto ciò, Pavese è tuttora sul radar del giornale letterario quindicinale New York Review of Books, un importante punto di riferimento negli Stati Uniti per la disseminazione di cultura letteraria in generale. Nel corso degli anni, la rivista ha dimostrato un appassionato interesse alla letteratura italiana, con un’attenzione particolare per Cesare Pavese. Sin dalla sua fondazione nel 1999, la divisione editoriale della New York Review of Books, una vera e propria casa editrice, ha anche pubblicato opere scelte di Pavese. 

In anni recenti, i saggi di Pavese sulla letteratura americana e il suo diario sono stati anch’essi pubblicati. Va anche notato che c’è stata una reazione molto positiva alla poesia di Pavese, al punto che lui è uno dei più letti tra tutti i poeti italiani del Ventesimo secolo, secondo solo a Montale. Aggiungo poi che le traduzioni della sua poesia sono state di qualità molto alta, fatto questo che invece non è accaduto sempre per molti dei suoi romanzi, racconti, il diario e le lettere.

Lei insegna tuttora Pavese nei suoi corsi alla Florida State University?

Sì, i lavori di Pavese rimangono parte integrante di molti dei corsi che insegno sia a livello di laurea magistrale e specialistica che a livello di laurea triennale. Per esempio, i suoi romanzi La casa in collina La luna e i falò sono regolarmente inclusi nei miei corsi sulla narrativa del Ventesimo secolo, sul romanzo del Dopoguerra e nel corso Capolavori della letteratura italiana in traduzione. 

In aggiunta, insegno la poesia e i racconti di Pavese nel mio corso generale sulla letteratura italiana e includo selezioni da La letturatura americana e altri saggi nel mio corso “Visti fa fuori: l’America nella letteratura e nel cinema italiani”. Permettimi infine di aggiungere che l’interesse degli studenti per i lavori di Pavese non ha vacillato durante gli anni, dal momento che rispondono sempre molto positivamente alla lettura e allo studio dei suoi romanzi, racconti, poesie e saggi.

Qual è la fonte principale del suo interesse per Pavese?

La mia fonte principale di interesse deriva dalla profonda relazione di Pavese con l’America, che risale alla sua tesi di laurea su Walt Whitman, e da come egli seppe trovare nell’America il veicolo per liberare se stesso da una tradizione imposta e scoprire un modo nuovo di vivere e un modo nuovo di esprimersi. 

Sono rimasto affascinato dalle sue brillanti traduzioni e dai suoi eccellenti saggi su autori americani che diedero forma alla sua consapevolezza della sperimentazione linguistica negli USA degli anni ’20 e ’30 e che aiutarono a contribuire alla nascita del mito americano e alla sprovincializzazione della cultura italiana. A partire da ciò, mi sono concentrato soprattutto sulle sue prime traduzioni, sia di scrittori inglesi che americani.

L’attualità di Pavese

Pavese fu una personalità intellettuale unica nell’Italia degli anni ’30. Quali dei suoi aspetti sono ancora attuali? 

Data la vastità degli interessi e delle attività intellettuali di Pavese, c’è ancora moltissimo di lui che rimane attuale. Come ho detto prima, la poesia di Pavese ha acquisito un particolare interesse in anni recenti, al punto da diventare una delle basi delle antologie di poesia italiana del Ventesimo secolo in traduzione. Tuttavia, l’interesse non si ferma qui e riguarda anche l’impatto e l’influenza della letteratura e della cultura americana in Italia durante il Fascismo, un argomento per il quale Pavese, visto il suo ruolo di influente americanista, figura in maniera prominente. 

La recensione scritta da Tim Parks del libro dimenticato di Jane Dunnett The ‘Mito Americano’ and Italian Literary Culture Under Fascism sulla New York Review of Books nel 2017 è un esempio significativo a tale riguardo. In aggiunta, l’importanza e la rilevanza che mito e mitologia hanno esercitato sulla scrittura di Pavese continuano a offrire agli studiosi nuove aree di esplorazione, così come le questioni riguardanti la mancanza di radici, l’esilio e l’identità.

Intervista a cura di Iuri Moscardi 

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