Dialoghi con Pavese: Antonio Sichera

Per la nostra rubrica di critica pavesiana contemporanea, Iuri Moscardi ha intervistato Antonio Sichera, responsabile scientifico dell’hyperedizione PAVES-e, che presentiamo al Pavese Festival 2026 il 22 giugno.

Dialoghi con Pavese: Antonio SicheraAntonio Sichera è professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea e di Fondamenti di Ermeneutica all’Università degli Studi di Catania. Oltre che di Pirandello, Pasolini e numerosi autori italiani ed europei, si è occupato del Pavese poeta (Concordanza delle poesie di Cesare Pavese, 1997), definendo Lavorare stanca il centro dell’opera pavesiana. Ha studiato l’opera narrativa di Pavese nel suo complesso, messa in rapporto con Joyce intorno al campo semantico del carcere (Pavese nei dintorni di Joyce: le due stagioni del Carcere, 2000) e con la Bibbia, i Greci e la letteratura americana ed europea (Pavese. Libri sacri, misteri, riscritture, 2015). Con Antonio Di Silvestro e un’equipe di studiosi (Liborio Pietro Barbarino, Christian D’Agata, Miryam Grasso, Maria Concetta Trovato, Eliana Vitale) nel 2021 ha pubblicato la monumentale Opera poetica di Cesare Pavese (Mondadori), per la quale lo avevamo intervistato. Torniamo a parlare con lui per scoprire PAVES-e, un nuovo progetto digitale dedicato alle opere di Cesare Pavese che verrà presentato al Pavese Festival 2026, martedì 23 giugno all’interno del talk Le parole sono il nostro mestiere.

Immagino che il lavoro dietro alla sua pubblicazione del 1997 sia stato molto diverso – in termini di strumenti – rispetto a quello che ha portato nel 2021 all’Opera poetica. Ci vuole raccontare qualcosa sull’evoluzione del suo metodo di lavoro e sull’apporto delle Digital Humanities?

Da quel 1997 il mondo è cambiato. Sin dagli anni Ottanta lavoravamo da pionieri alla lessicografia computerizzata, su schermi a fosfori verdi e con unità di calcolo di dimensioni quasi gigantesche. Era la scuola di un precursore dei tempi come Giuseppe Savoca. La Concordanza delle poesie di Pavese fu uno dei frutti di quel lavorio informatico. I processi erano ovviamente molto più lunghi. I testi si digitavano; i versi si distinguevano grazie a delle lunghe sigle; la lemmatizzazione aveva bisogno di un continuo intervento del lessicografo, sebbene avessimo a disposizione un dizionario di macchina molto avanzato per quei tempi; l’output era a stampa: grossi volumi come elenchi telefonici in cui venivano registrate tutte le entrate lessicografiche e tutte le occorrenze di parola, con l’indicazione delle categorie grammaticali e delle frequenze, assoluta e relativa, per ogni lemma. Oggi la tecnologia si è evoluta enormemente e soprattutto l’avvento del digitale ha dato una nuova curvatura. Per la nostra edizione mondadoriana delle Opere di Pavese, che include i romanzi, i Dialoghi e l’Opera poetica, abbiamo avuto a disposizione una serie di strumenti di indagine potenti e innovativi, per non dire delle opportunità offerte dall’AI. Eppure, la cura del filologo e la riflessione critica restano (per fortuna) insostituibili. 

Il risultato più recente del suo lavoro è PAVES-e, “l’hyperedizione dedicata all’opera di Cesare Pavese”: come recita il sito, si tratta di “uno spazio digitale integrato dove testi e documenti intessono un dialogo virtuale e virtuoso”. Come è nato e si è sviluppato questo progetto? Chi ne sono i promotori e i finanziatori? Come per l’Opera poetica, mi sembra si sia trattato di un lavoro di squadra, che richiede una capacità di coordinazione e collaborazione notevoli.

PAVES-e è un grande portale pavesiano frutto di questi trent’anni di studio. Si tratta di uno spazio digitale realizzato grazie al finanziamento di un PRIN 2022 di cui sono stato il Principal Investigator (come si indica oggi il responsabile scientifico con un vezzo anglicistico francamente insostenibile). L’Università di Catania ha presentato il progetto insieme all’Università di Torino (Ricercatore Universitario Laura Nay) e al CNR (Ricercatore Universitario Daria Spampinato). C’è un forte impianto teorico dietro PAVES-e, consolidatosi nel tempo a partire dall’esperienza di Pirandello nazionale, l’edizione digitale dell’Opera Omnia di Pirandello promossa dalla Commissione Nazionale del Ministero della Cultura (di cui faccio parte) con il sostegno di Mondadori (edizione diretta da me e da Antonio Di Silvestro). Il concetto fondamentale è quello di hyperedizione: PAVES-e, come Pirandello o come Verismo digitale (un progetto digitale sui veristi maggiori finanziato con i fondi del PNRR), non è una semplice edizione critica digitale di un testo né tanto meno una forma di ipertesto, bensì uno spazio digitale integrato, dove attorno a un’opera vengono convocati tutti i saperi testuali (dall’archivistica all’ecdotica [la branca della filologia che si occupa della pubblicazione dei testi e della realizzazione di edizioni critiche, ndr], dalla filologia alla linguistica e alla lessicografia, dalla critica alla didattica della letteratura, fino alle varie forme di transcodificazione), per restituire in maniera sincronica al lettore tutte le possibili ‘immagini’ di un testo. Si creano così i presupposti di una nuova ermeneutica dei grandi libri. 

Il sito definisce classici gli autori “che allungano il loro respiro proprio mentre ci si allontana dalla fine, dal loro tempo storico, dalla generazione che li ha conosciuti vivi o li ha incontrati nell’immediatezza dell’ultima stagione”. Pavese è diventato un classico “di anno in anno, grazie al consenso e all’amore dei suoi lettori, specialmente dei più giovani”. In che modo PAVES-e può contribuire a diffondere la rilevanza e la lettura di Pavese? Quali lettori vorreste raggiungere?

PAVES-e può dare un grande contributo in questa direzione. Intanto perché sin dai tempi di Pirandello, esperienza avviata già dieci anni fa, abbiamo sempre avuto di mira in primo luogo il lettore appassionato, lo studente, l’insegnante. La convinzione di fondo è che la scienza non sia un fortino per pochi eletti, bensì uno spazio navigabile, da consegnare a chi specialista non è, ‘traducendo’, e facendo ‘tradurre’ agli utenti, i più raffinati risultati scientifici in termini di alta divulgazione. La curvatura didattica e direi democratica di questi spazi non pensa ad ambienti e fruitori di serie B; ritiene al contrario che l’incontro con un vasto pubblico solleciti le scienze della letteratura ad approcci mirati e a prospettive profondamente integrate. Ciò è ancor più vero per uno scrittore come Pavese, che incontra il favore di tanti giovani e che è costantemente citato e ricordato sul web e nei social media. Pavese ‘parla’, al di là di ogni considerazione di merito e di ogni gusto personale, perché nei suoi libri c’è qualcosa di profondamente umano e di intimamente contemporaneo, malgrado la sua campagna e la sua città non esistano più, a dispetto del fatto che il suo mondo sia lontanissimo dal nostro. Abbiamo provato per questo ad offrire un nuovo Pavese, o meglio delle nuove immagini di Pavese, attraverso l’edizione delle opere e attraverso PAVES-e. Come un luogo, come luoghi in cui potersi rispecchiare, ascoltare di nuovo una voce, sentirsi interpellati e interpretati.

Avete suddiviso il sito in varie sezioni multimediali: Pavese in Immagini, Pavese in Testo, Pavese in Parole, OntoPavese, AnnotaPavese e BiblioPavese. Mi colpiva la distinzione tra testo e parole e ho trovato curiosa la sezione Annota, che dà a tale parola un significato diverso. Ci vuole raccontare qualcosa in merito alla distinzione tra testo e parole e alle diverse forme di fruizione che la sezione Annota promuove? 

Credo valga la pena spiegare in breve l’architettura di PAVES-e. Il portale ha diversi accessi e diversi livelli. Esso permette molteplici modalità di interrogazione: per sezioni, per temi di interesse, per singola opera, per tipologia di risultati attesi. 

OntoPavese è l’organizzazione semantica della conoscenza del dominio pavesiano. L’ontologia [la rappresentazione formale, condivisa ed esplicita di un insieme di concetti e delle relazioni che li legano, ndr] è lo strumento informatico ideale per la gestione dell’eterogeneità semantica, a condizione che i dati che la popolano siano stati adeguatamente catalogati, organizzati in archivi e metadatati. Diremmo che rappresenta la struttura profonda dell’hyperedizione. 

Pavese In Immagini ospita l’archivio interamente digitalizzato delle carte di Pavese e intende dare a tutti, dal giovane ricercatore allo studente appassionato, la possibilità di confrontarsi con la traccia viva dell’autore. 

Pavese In Testo presenta le Edizioni Scientifiche Digitali (DSE) delle opere (l’edizione diplomatica [la trascrizione fedele e rigorosa di un testo manoscritto, ndr] del manoscritto di Lavorare stanca è quanto di più avanzato ci sia oggi a livello nazionale e internazionale nell’edizione digitale delle carte manoscritte), del diario e dell’epistolario (profondamente ampliato e rinnovato rispetto all’edizione Calvino-Mondo). Le edizioni sono allestite attraverso una codifica dell’onomastica, della toponomastica, del discorso diretto e delle correzioni d’autore e presentano un approfondito TeiHeader, nel quale vengono esplicitati i metadati fondamentali (ad esempio le informazioni sulla data di stesura delle singole poesie o dei romanzi, le fasi di revisione, la responsabilità di ciascun aspetto della codifica, le informazioni bibliografiche, ecc.). La rappresentazione digitale di tutti questi aspetti è stata effettuata attraverso il sistema di codifica XML-TEI, mentre la visualizzazione è in TEI Publisher, modificato e curvato dai nostri informatici in vista delle specifiche esigenze dei testi pavesiani.

Pavese In Parole ospita il vocabolario di Pavese, ovvero le concordanze delle opere consultabili in maniera libera per forme e per lemmi, con tutte le informazioni grammaticali, statistiche con contesti liberamente espandibili. Rispetto alle concordanze cartacee, la concezione nativamente digitale del progetto e le attuali tecniche di visualizzazione costituiscono un’importante innovazione in direzione del miglioramento della fruizione, dell’aumentata disponibilità all’accesso delle risorse, all’implementazione delle possibilità di interrogazione e di restituzione dei risultati. L’innovazione tecnologica consiste nella connessione tra la lemmatizzazione e un grafo semantico per permettere delle interrogazioni non solo su lemmi/forme/occorrenze, ma anche ricerche complesse incrociando i dati lessicografici con i molteplici campi semantici e i metadati relativi alle varie opere. 

AnnotaPavese è una zona fortemente innovativa e ancora in fase sperimentale. Attraverso una semplice interfaccia, l’utente potrà accedere alla propria area dedicata e sarà capace di realizzare un documento, di aggiungere note e commenti ai testi presenti nei database, di mettersi alla prova nella trascrizione dei manoscritti, di salvare e condividere i risultati delle query e delle concordanze generate. Ad esempio, potrà essere usato in classe dall’insegnante per far commentare agli studenti un capitolo de La luna e i falò, sia dal punto di vista narratologico che linguistico, facendo emergere le interpretazioni degli studenti; allo stesso tempo potrà essere usato da un giovane studioso che voglia analizzare il testo secondo la propria prospettiva critica e avere in output una codifica secondo XML-TEI, pur senza conoscere tale marcatura. La declinazione didattica non si limita alla possibile annotazione di testi pavesiani da parte degli studenti, ma intende rivolgersi attivamente agli studenti di scuola superiore e università in un’ottica di crowdsourcing [collaborazione che prevede il contributo di una moltitudine di persone attraverso piattaforme digitali, ndr], e valorizzare le competenze creative sollecitando in una sezione specifica del portale le loro produzioni. Inoltre, PAVES-e prevede la creazione di alcuni episodi di podcast e fumetti (realizzati anche da studenti e già presenti sul portale), in un’ottica di storytelling, che da un lato possano avvicinare studenti e lettori all’immaginario pavesiano e dall’altro esplicitare un modello per la produzione da parte del pubblico. Si trovano anche dei percorsi didattici che presentano in modo creativo le risorse lessicografiche, filologiche e critiche con word cloud, timeline, powerpoint, ecc. 

In BiblioPavese è stato sviluppato un database bibliografico digitale ragionato della letteratura secondaria pavesiana, costantemente implementabile. Esso permette ricerche complesse e composite su autore, anno, parole chiave, opera, titolo, abstract. 

Insomma, tanti accessi come possibilità vive di contatto dell’opera a molti livelli e da parte di lettori diversi, per consentire alla scrittura pavesiana di dialogare con i suoi studiosi e i suoi fruitori, per darle il respiro che i grandi testi meritano e acquistano nel contatto con chi li ascolta e ancora oggi se ne nutre. La letteratura non è anzitutto un evento linguistico, bensì la manifestazione di un mondo vitale, l’espressione adeguata, compiuta, di una Poesie (come la chiamava Heidegger) della quale la realtà partecipa nella sua totalità.

A livello di testi vi siete concentrati su Lavorare stanca, sulle Lettere, su alcuni dei saggi letterari, sui Dialoghi con Leucò, La luna e i falò e parzialmente sul diario, Il mestiere di vivere. Quali criteri vi hanno guidati in questa iniziale selezione testuale e quali saranno invece i prossimi testi pavesiani che aggiungerete? 

Un progetto di questo tipo ha di mira tutto Pavese. In questa prima fase si trattava di documentare le potenzialità dell’approccio per i vari generi dell’opera: poesia, romanzi, dialoghi, epistolario, diario, saggi. Il lavoro futuro sarà quello di aggiungere man mano, genere per genere, le opere mancanti. È importante tenere presente che lo scopo ultimo di PAVES-e è la creazione di una sorta di grande commentario dell’opera omnia, creare cioè i presupposti per un’esegesi di Pavese attraverso Pavese. Grazie all’ontologia, infatti, tutti i testi sono collegati l’uno con l’altro. Si può sapere che lettere o che note di diario Pavese stesse scrivendo mentre componeva quella data opera; si può richiamare una parola e coglierne l’evoluzione diacronica con i relativi significati; si può intercettare la dimensione intertestuale attraverso un lavoro minuzioso sulle fonti. In questo senso, il commento in progress ai Dialoghi con Leucò è il frutto più avanzato, l’esperienza più espressiva del progetto di ‘commentario’ pavesiano, per la sua dimensione intertestuale interna ed esterna.

“Un Pavese ci vuole”: ho usato questa semi-citazione da La luna e i falò per una serie di video-interviste con il direttore della Fondazione Cesare Pavese, Pierluigi Vaccaneo. Quasi settantasei anni dopo il suo suicidio, secondo lei abbiamo ancora bisogno di Pavese come uomo o intellettuale? Perché?

È una domanda tanto bella quanto difficile. Il bisogno di un libro, il bisogno della parola di un grande scrittore non si determina mai in maniera astratta. Perché Pavese resiste dopo aver dato l’impressione, appena pochi decenni fa, di essere arrivato al capolinea della sua fortuna? Credo che Pavese sia un interprete della fragilità esistenziale oggi così sentita, ma sia anche l’alfiere di una resistenza, al di là degli esiti misteriosi della sua vita. Nell’ultimo dei Dialoghi con Leucò, intitolato Gli dèi, uno dei due interlocutori – due mitologi moderni alle prese con la verità e la contemporaneità del mito – dice all’altro: «Credo in ciò che ogni uomo ha sperato e patito». Mi pare che sia qui in sintesi la forza profonda di Pavese, nella fede potente nell’umanità colta nella sua dimensione ultima, radicale. Gli uomini sperano ogni giorno, perché la speranza è scritta nel corpo ed è l’energia che ci fa andare avanti. Gli uomini soffrono, perché la vita spesso è difficile, ingiusta, magari assurda. Questo mistero dell’umano, che oggi potremmo allargare a tutta la creazione, non si risolve con una formula, non è affrontabile con le risorse di una pura ratio. C’è bisogno di un coinvolgimento, di un rischio, della follia di una fede realistica e impossibile, quotidiana eppure esposta allo scacco. Pavese l’ha testimoniata con la sua scrittura e forse per questo ancora ci coinvolge e ci chiama.

Intervista a cura di Iuri Moscardi

>> Leggi gli altri Dialoghi con Pavese 

[/responsivevoice]
Facebook
LinkedIn
Twitter
Telegram
WhatsApp
Email