Dialoghi con Pavese: Nicola Cavalli

Le tecnologie digitali al servizio dei classici: per Dialoghi con Pavese abbiamo intervistato Nicola Cavalli della casa editrice Ledizioni.

Nicola CavalliNicola Cavalli è socio e direttore editoriale di Ledizioni. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, ha conseguito un dottorato all’Università di Milano Bicocca in Qualità della Vita nella Società dell’Informazione, con una tesi sull’avvento del digitale nell’editoria accademica. Grazie o a causa delle difficoltà nella carriera accademica, ha continuato a occuparsi dei temi della sua tesi dottorale con Ledizioni, fondata nel 2008: una delle prime realtà italiane ad aver prodotto eBook e pubblicato in Open Access.

Riscoprire Getrude Stein tradotta da Cesare Pavese

Ledizioni ha appena ripubblicato l’Autobiografia di Alice Toklas di Gertrude Stein nella traduzione di Pavese (1938), un libro meno famoso rispetto a tanti altri da lui tradotti. Quali sono le motivazioni di questa scelta?

Da un lato Ledizioni è da sempre molto attenta ai temi dell’emancipazione femminile e alle questioni di genere, dall’altro la nostra collana Digital Classics si propone di ristampare classici della letteratura fuori diritti o fuori catalogo, con uno sguardo attento a testi ritenuti minori ma di grande valore. L’Autobiografia di Alice Toklas di Gertrude Stein ha entrambe queste caratteristiche e ci è sembrato quindi adatto per la collana. Con la “liberazione” dai diritti d’autore della traduzione di Pavese, ci è sembrato ancora più opportuno pubblicarlo, potendo così restituire al commercio librario un testo e una traduzione di sicuro valore ed interesse. 

Nella descrizione del libro sul vostro sito scrivete che “la traduzione di Cesare Pavese rende questo libro un capolavoro intramontabile”: quali aspetti rendono evidente la mano di Pavese, aggiungendo valore al libro?

È noto che l’attività di traduzione può anche essere considerata una riscrittura del testo: è la creazione, in qualche modo, di un testo nuovo che va a sovrapporsi all’originale. D’altronde è anche noto che Pavese non traducesse “linearmente” e che volesse scegliere che testi tradurre, in quanto sentiva la necessità di immedesimarsi nel testo e nello stile di scrittura del libro da tradurre. Leggere l’Autobiografia di Alice Toklas nella traduzione di Pavese significa avvicinarsi a un testo che supera l’ottica realistica/naturalista per rendere la pluralità dei punti di vista e si avvicina a una dimensione simbolica. Leggendo questa traduzione si ha quindi la possibilità di avvicinarsi e conoscere la vita di due donne, delle avanguardie artistiche del Novecento, ma anche di apprezzare quale fu uno dei lavori che permise a Pavese di trovare una dimensione per i suo romanzi.

Il volume è stato pubblicato nella collana Digital Classics che ristampa testi esauriti/fuori catalogo/fuori diritti senza altri paratesti se non quelli nell’edizione originale. Si tratta di una scelta controcorrente: come mai non avete sentito il bisogno di ricontestualizzare i libri?

La collana Digital Classics nasce dalla consapevolezza che il mercato editoriale italiano tralascia molte opere interessanti e meritevoli di essere facilmente disponibili al pubblico. In questo senso, Ledizioni vuole offrire un servizio ed essere utile a una migliore circolazione di questi testi. D’altronde crediamo anche, pur avendo invece collane di ristampe di critica letteraria con nuovi apparati, che vi sia un valore nel fornire i testi così come sono stati pubblicati originalmente. A volte è utile proporre i testi così com’erano anche per consentire ai lettori e agli studiosi di oggi di vedere com’era un’opera calata nel suo tempo e interpretata con la lente della sua epoca. Crediamo sia utile avere la possibilità di farsi le proprie idee autonomamente, senza opere di ricontestualizzazione, a patto di rendere sempre chiaro, come avviene nei nostri colophon, quale sia l’edizione che si sta ristampando e di che anno sia. 

L’anniversario del suicidio pavesiano, nel 2020, ha segnato un vasto numero di pubblicazioni di e su Pavese: cosa possiamo imparare o scoprire del Pavese traduttore, rileggendo questo libro oggi a tanti anni di distanza?

Gertrude Stein è stata un’artista che riesce ad essere un esempio e un punto di riferimento per gli altri scrittori: nella sua vita farà quello che Pavese si propone di fare con il suo lavoro di consulente editoriale per Einaudi. Possiamo quindi avere a disposizione uno dei modelli che influenzò Pavese da un punto di vista stilistico ma forse anche come vera e propria fonte di ispirazione, intesa in senso più generale. 

L’editoria di ieri e di oggi a confronto

Cesare Pavese ha costituito per una decina d’anni la spina dorsale di un grande editore come Einaudi. In che modo un editore, oggi, può fare cultura? Quali sono i pubblici più importanti da raggiungere?

È certo che la diffusione delle tecnologie digitali, di Internet e del Web ha cambiato radicalmente il panorama dei media, sia per quanto riguarda i produttori che i fruitori. La centralità del settore dell’editoria libraria nella produzione di cultura è sicuramente diminuita, facendo ora i conti con le produzioni dal basso dei social media, ma anche con la crescita esponenziale dei linguaggi multimediali. Noi di Ledizioni crediamo però che sia importante che la cultura testuale, la cultura del libro, cartaceo o elettronico, continui ad avere un ruolo nelle società contemporanee. Grazie ai libri è possibile offrire gli strumenti per una consapevolezza piena e per approfondire le proprie conoscenze. Ledizioni si pone come una casa editrice a servizio del sistema di trasmissione e diffusione del sapere, prevalentemente accademico, settore nel quale operiamo. In questo senso diventa fondamentale utilizzare le nuove tecnologie digitali, associate alla cura del testo e delle tecniche e modalità di edizione, per offrire alle giovani generazioni – il pubblico più importante da raggiungere ma anche il più sfuggente – dei libri che possano perpetuare il grande patrimonio culturale delle nostre società.

Pensiamo che l’editoria ai tempi di Pavese fosse solamente un’impresa culturale, dimenticandone gli aspetti imprenditoriali. Quali sono secondo lei le maggiori differenze tra l’editoria di allora e quella di oggi?
Sicuramente la crescita smisurata dei testi pubblicati e il conseguente “imbuto” distributivo, in cui non sempre prevalgono le logiche delle qualità, ha radicalmente cambiato il settore editoriale odierno e lo ha reso molto più competitivo, anche a livello economico, rispetto a quello novecentesco. Come già ho sottolineato sopra, poi, la centralità del libro sta venendo meno. Non credo quindi ci siano le condizioni per tornare all’editoria novecentesca. Il mondo è cambiato e l’editoria non può rimanere immobile. Poi possiamo essere nostalgici, e forse qualche ragione l’avremmo, ma dobbiamo essere in grado di accettare la sfida di fare cultura, rispettando le rigide costrizioni economiche a cui l’editore, in particolar modo se piccolo e di nicchia, è sottoposto. Da un lato è una sfida ancora più stimolante, sotto certi aspetti, rispetto a quelle che si trovava di fronte Einaudi.

A settant’anni dalla morte, secondo lei abbiamo ancora bisogno di una figura come Pavese? E perché?

Io credo che la capacità di uno scrittore come Pavese di influenzare e far riflettere sia sempre necessaria: come molti altri, ne sono un esempio. Il potere della sua scrittura, spesso a cavallo fra il realismo ed il simbolismo, è enorme. Opere come le sue divengono immortali: quando si ha la fortuna di incontrarle, non si possono dimenticare.

Intervista a cura di Iuri Moscardi

 
 
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