La spiaggia

La spiaggia

Questa nuova puntata della rubrica La stanza delle meraviglie di C. Pavese ricostruisce la storia editoriale del romanzo La spiaggia, cui è dedicato il monologo di Iaia Forte in programma martedì 23 giugno al Pavese Festival. 

Un racconto in esclusiva

Scrive Cesare Pavese a Giambattista Vicari, direttore della rivista Lettere d’Oggi, nel dicembre del 1941: «…quanto al contratto lo stili lei, ché mi fa piacere. Dica: si conviene tra C.P. e Lettere d’Oggi di pubblicare il volume La Spiaggia di Cesare Pavese a cui restano i diritti di traduzione e per ogni altro adattamento. Dopo due anni dalla pubblicazione s’intenderà ritornata all’autore anche la proprietà letteraria dell’opera. Il volume verrà stampato in… copie e messo in vendita a L…. All’autore sono dovute dieci copie a titolo di omaggio. Agli eventuali invii per servizio-stampa provvederà l’Editore. All’atto della pubblicazione verrà versata all’autore la somma di L. 50 (cinquanta) come anticipo sui suoi diritti che restano fissati al 7% del prezzo di copertina delle copie vendute. Il conteggio di questa percentuale si farà ogni anno nel mese di dicembre del 1942 e 1943. Credo ci sia tutto…».

Ma poi prosegue:

«…Mi chiede il curriculum (non ne faccia uno troppo americano). Sono nato a Santo Stefano Belbo (Langhe) e vivo a Torino. Sono scapolo, ho sempre tradotto libri dall’inglese e dall’americano (ci tengo) – diciassette in tutto – tra cui Moby Dick di H. Melville, Dedalus di Joyce, Moll Flanders di Defoe, Il borgo di W. Faulkner, Tre esistenze di Gertrude Stein, ecc. Ho pubblicato nel 1936 Lavorare stanca, volume di poesie di cui nessuno si è accorto. Sto per ripubblicarlo, aumentato e migliorato, in questi mesi. Collaboro a qualche giornale…».

Il loro carteggio era iniziato qualche mese prima. Vicari in una lettera di giugno di quell’anno aveva promesso a Pavese una recensione a Paesi tuoi, pubblicato a maggio, poiché diceva: «… oltre per quel che vale in sé stesso, il libro ha un valore polemico notevolissimo nei confronti di tutta la prosa narrativa contemporanea… ». 

Vicari era così convinto dell’opera pavesiana che aveva chiesto allo scrittore di riservargli in esclusiva un racconto da pubblicare o sulla rivista o sui volumi che la rivista editava in parallelo. Pavese si dimostra lusingato per la richiesta di Vicari ma risponde: «… c’è una difficoltà: i due racconti lunghi di cui ora dispongo, sono, uno, la rievocazione della mia vita di confino… l’altro, una storia di ragazze lesbiche… che non è precisamente up to date… ». 

Il primo racconto diventerà poi Il carcere e Pavese lo pubblicherà insieme a La casa in collina nel 1948 con il titolo Prima che il gallo canti. Il secondo, che nel 1940 Pavese aveva provvisoriamente intitolato La tenda, una volta completato diventerà La bella estate e sarà pubblicato con Il diavolo sulle colline (1948) e Tra donne sole (1949) nel 1949. Il volume prese il titolo del primo racconto e fece vincere a Pavese il Premio Strega nel 1950.

A Vicari Pavese in quel 1941 invece propone «… le prime dieci pagine di un romanzetto che poi nel corso della stesura s’insabbiò e non merita certo d’esser pubblicato per intero… Il titolo del romanzo sarebbe La spiaggia».

L’uscita in volume 

Pavese non è del tutto convinto di pubblicare sulla rivista un capitolo o due della Spiaggia, che nel frattempo ha portato a termine, e il 15 agosto consiglia a Vicari di inserire sul numero 7 della rivista (agosto 1941) le pagine iniziali de La tenda, quelle pagine che lui definisce “senza sconcezze”. Il racconto intero, affrontando poi l’argomento “scabroso” di cui ha detto, teme di non poterlo pubblicare, nel clima di quegli anni, né su rivista né in un libro. Quindi perché non accontentare Vicari con quella prima parte “casta” del racconto senza “bruciarsi” la Spiaggia per intero che potrebbe essere pubblicato insieme ad altri racconti, magari in un libro? 
Ma il numero 7 della rivista è già stato composto, tant’è che Pavese riceve già le bozze del primo capitolo della Spiaggia e in una lettera del 21 agosto dice a Vicari: «… naturalmente il fatto che la Spiaggia fosse già composta taglia la testa al toro… La tenda me la rimandi che ho deciso altrimenti…».

Ma a quale libro Pavese si rifà in quella lettera del dicembre del 1941 che abbiamo citato all’inizio? Perché parla di volume se La spiaggia fu pubblicata a puntate sulla rivista di Vicari? Qui sta il bello… 

Il racconto in questione ebbe un’uscita del tutto particolare. I primi quattro capitoli videro la luce, con cadenza mensile, sulla rivista ma poi le puntate cessarono e chi avesse voluto proseguire la lettura e ultimare il racconto era invitato ad acquistare il volume integrale che usciva in parallelo nella Collezione Lettere d’Oggi. 

Ottima scelta di marketing diremmo oggi.

Un romanzetto non brutale

A parte la pubblicazione del tutto anomala, il racconto non convinse mai del tutto Pavese che nei suoi saggi letterari definisce “monolito” del suo mondo letterario l’insieme di scritti che nacque con Lavorare stanca e che inglobò poi tutte le sue successive opere: da Paesi tuoi a Feria d’agosto, da Prima che il gallo canti a La bella estate fino a La luna e i falò. Quel monolito che lui innalzò poco alla volta grazie all’influenza delle traduzioni dall’americano e alla frequentazione di quelle opere che sapevano scandagliare con limpidezza di sguardo le radici profonde dell’essere umano. Radici che non potevano essere scandagliate e descritte «…dai burocrati o dai braccianti letterari…» italiani dell’epoca, ma dai giovanili entusiasmi e dalla natura genuina della letteratura d’oltreoceano.

Nel monolito non inserisce La spiaggia. Quel racconto lo definisce, «…romanzetto non brutale, non proletario e non americano – che pochi per fortuna hanno letto…» e prosegue: «… non è scheggia del monolito. Rappresenta una mia distrazione, anche umana, e insomma, se valesse la pena, me ne vergognerei. È quello che si chiama una franca ricerca di stile…». 

Un giudizio indubbiamente caustico.

Ma se Pavese fosse vissuto negli anni Cinquanta e Sessanta, se avesse visto evolversi o involversi la nostra società; soprattutto se avesse conosciuto a fondo l’opera di Antonioni, se avesse frequentato quella società così ben delineata nei suoi film che parlano di incomunicabilità, di disagio esistenziale, di solitudine, di un mondo vuoto e futile, considererebbe ancora La spiaggia solo una bizzarra ricerca di stile e una distrazione oppure lo classificherebbe come un’intuizione precorritrice di quel “mondo nuovo” figlio del boom economico e del benessere del dopoguerra?

Mah! Va’ a saperlo…

L’edizione Einaudi

Concludiamo con un’annotazione editoriale d’obbligo. 

La spiaggia fu l’unica opera narrativa di Pavese non editata in prima edizione dall’Einaudi. Sotto le insegne dello Struzzo uscì soltanto il 15 giugno 1956 nella collana Coralli con copertina illustrata da Renato Guttuso. Ogni copia era avvolta da una squillante fascetta pubblicitaria e corredata, al suo interno, da una scheda editoriale sviluppata da Italo Calvino

La spiaggia - Prima edizione Einaudi
Scheda editoriale - La spiaggia 1
Scheda editoriale - La spiaggia 2

Al romanzo La spiaggia è dedicato il monologo che Iaia Forte presenterà in anteprima al Pavese Festival 2026, martedì 23 giugno alle 21.30. 

Orti toscani - Carlo Carrà
La stanza delle meraviglie

Un Pavese veneziano

In questa nuova puntata della rubrica La stanza delle meraviglie di C. Pavese, Claudio Pavese ricostruisce l’origine di una misteriosa dedica di Cesare Pavese a Carlo Carrà.

Scopri di più
La stanza delle meraviglie

Pavese a trentatré giri

Una nuova puntata “musicale” della rubrica La stanza delle meraviglie di C. Pavese, questa volta dedicata a un preziosissimo disco di poesie di Cesare Pavese. 

Scopri di più
Dialoghi con Leucò
La stanza delle meraviglie

Una collana con una perla rara

La nuova puntata della nostra rubrica di curiosità editoriali è dedicata agli inconfondibili Saggi Einaudi, la collana più longeva della casa editrice torinese. 

Scopri di più
[/responsivevoice]
Facebook
LinkedIn
Twitter
Telegram
WhatsApp
Email