Cesare Pavese e Bona Alterocca

Un libro già recensito

In questa terza puntata della rubrica La stanza delle meraviglie di C. Pavese, Claudio Pavese racconta il rapporto tra Cesare Pavese e la giornalista Bona Alterocca.

La giornalista del quotidiano “Il Popolo Nuovo” Bona Alterocca fu l’ultima donna che Pavese frequentò prima di suicidarsi. 

Il giovedì 17 di quel fatale agosto del 1950 si incontrarono per caso in una afosissima via Po di una Torino, in quei giorni, semideserta. Bevvero qualcosa insieme al caffè Florio. Pavese le confidò i suoi travagli interiori, i suoi malumori; parlarono a lungo. 

Lo scrittore conosceva l’Alterocca già da qualche anno. Frequentavano entrambi la casa di Giuseppe Vaudagna, amico di gioventù dello scrittore. 

Più volte la giornalista aveva incontrato e intervistato Pavese. Addirittura nel 1948, a seguito di anticipazioni riveratele dall’autore, Alterocca aveva annunciato l’uscita di Prima che il gallo canti su un periodico con il quale collaborava; aveva descritto l’opera a grandi linee, prima ancora di averla letta. 

La sera del giorno successivo a quello dell’incontro in via Po, quindi venerdì 18, Pavese le telefonò; si incontrarono di nuovo, cenarono insieme in un ristorante in collina, poi finirono la serata in un locale sul lungo Po al Parco del Valentino. 

In quell’occasione Pavese accennò all’argomento del suicidio e, guardando l’acqua del fiume scorrere, disse che non avrebbe mai scelto quella soluzione per farla finita; “meglio il veleno” sentenziò. 

Si videro ancora qualche giorno dopo presso “Il Popolo Nuovo” in galleria San Federico, accanto alla sede de “La Stampa”. Poi, mai più. 

Bona Alterocca nel suo libro Pavese dopo un quarto di secolo, edito dalla SEI di Torino nel 1975, ci dice tutto questo e aggiunge che lo scrittore prima del Natale del 1948 le omaggiò e dedicò una copia di Prima che il gallo canti fresca di stampa (26 novembre 1948) con la frase ironica: “A Bona Alterocca un libro già recensito”. 

Ho avuto sempre qualche dubbio su quest’ultima affermazione della giornalista. Perché mai? Non lo so. Percepivo una velata smania di popolarità? Una sorta di protagonismo tutto al femminile?  Non lo saprei dire. Ma, insomma, dubitavo. 

Fin quando mi capitò tra le mani la copia con la dedica che qui vi mostro. Era tutto vero. E ho fatto male a non credere alle parole di Bona Alterocca; lo confesso.

Ora l’esemplare è esposto a Santo Stefano Belbo tra le rarità pavesiane della mostra (imperdibile) “Pavese ospita Calvino”. 

Buona visione a tutti.

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